Il business del sisma: al lavoro il 1 maggio 

I carabinieri ripercorrono le indagini nella Bassa, dalle scuole di Bolognino al palazzetto dello sport

Subito dopo le scosse di terremoto gli imputati Blasco e Valerio correvano nella Bassa a vedere i lavori da fare. Ma quell’interesse della ’ndrangheta per gli affari della ricostruzione si declina con una presenza acclarata dai servizi di osservazione dei carabinieri. Michele Bolognino, colui che ha legami consolidati con la famiglia Bianchini - “andare con Bolognino, che anche lì mi aspettano che accadano dei lavori... se vanno bene sei fuori come sempre, se succede quello, sei rovinato, sei nella merda”, disse Bruna Braga - è fotografato nel cantiere delle nuove scuole. E sempre Bolognino è il tramite tra i Bianchini e l’imprenditore calabrese Antonio Scozzafava nel cantiere del cimitero, che il consorzio Coseam si aggiudica, affidando i lavori all’impresa socia di San Felice, che a sua volta si avvale di Scozzafava. Proprio sul cimitero si sofferma il maresciallo Costantino, ricostruendo tramite le intercettazioni il documento necessario a farsi liquidare 100mila euro dal Comune di Finale. Bianchini non ha ancora terminato l’intervento ma prepara un rendiconto gonfiato affinché Gerrini possa pagarlo in fretta. Il legame tra i due è molto stretto e ha radici profonde come raccontano i tre timbri del Comune - storia già svelata dalla Gazzetta - in un ufficio di Bianchini. Quei “sigilli” sono stati utilizzati per vidimare un progetto comunale di Gerrini risalente al 2005. Bianchini aveva elaborato il piano? Non vi è conferma, mentre resta sospetta la gara per l’urbanizzazione delle scuole elementari, bandita il 23 agosto 2012 e chiusa il 29 agosto. L’unica, su cinque invitate, a presentare “un progetto molto ben fatto”, dice il perito dell’accusa, fu la Bianchini Costruzioni quasi conoscesse con netto anticipo le intenzioni del Comune. Perché in quattro giorni lavorativi quasi nessuno è in grado di produrre tutti quegli elaborati senza richieste di chiarimenti e sopralluoghi...
Tornando poi alla criminalità organizzata si scopre che i carabinieri di Finale controllano tal Giuseppe Giannicola, imprenditore già condannato perché in orbita del clan ’ndranghetistico Forastefano, mentre lavora il 1 maggio 2014 al palazzetto dello sport insieme ad un altro imprenditore, già attenzionato a Castelfranco Emilia. Il cantiere lo aveva vinto la Pilati di Castelfranco, finita sotto la lente di ingrandimento della Prefettura, restando poi regolarmente iscritta alla white list.
La Dda cerca di dimostrare l’aggravante mafiosa per la famiglia Bianchini. Gli avvocati difensori, invece, provano quantomeno a “salvare” il figlio Alessandro chiedendo se avesse mai avuto rapporti con Bolognino dalla creazione della Ios. Il maresciallo sostiene di sì, quantomeno durante l’esistenza della Bianchini Costruzioni mentre Bolognino, con una dichiarazione spontanea, cerca di allontanare da sé il sospetto di essere ancora un malavitoso. (fd)