La zona grigia della galassia Bianchini 

Non c’era solo Finale tra i solidi legami dell’imprenditore, ma pure il Comune di San Felice e ditte con cui faceva affari

REGGIO EMILIA. Trent’anni di legami, forti, solidi consolidati con la politica locale e altre imprese del territorio: per Augusto Bianchini erano un vanto e saranno parte della tesi difensiva, ma al processo “Aemilia” sono diventati l’aggancio per insinuarsi in quella zona grigia che mischia affari, favori e indulgenze. A fotografare la situazione ci ha pensato il maresciallo Guido Costantino del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Modena, che in oltre tre ore, anche interpellato dagli avvocati difensori Giulio Garuti e Simone Bonfante, ha descritto la galassia di rapporti creati dall’imprenditore di San Felice. Lo spunto della deposizione erano i legami tra i Bianchini e il Comune di Finale, attraverso la mediazione del geometra Giulio Gerrini, ma ci si è allargati a ben più ampi rapporti. Come ad esempio quelli con il Comune di San Felice da cui emergono “familiarità e contatti ambigui” tra Bianchini e alcuni esponenti dell’amministrazione comunale (nessuno di loro è indagato, ndr) come poi appare piuttosto esplicito dalla mole di atti processuali che riguardano la gestione dell’amianto. Ma Bianchini aveva sinergie importanti anche con i colossi dell’edilizia regionale: per Cmc Ravenna realizzò in subappalto parte della lottizzazione delle nuove scuole elementari di Finale e per la coop Unieco lavorò, sempre in subappalto, all’urbanizzazione del parcheggio e dei terreni su cui ora sorgono palazzetto dello sport, scuole medie e Maf, confermando il sibillino consiglio di Gerrini (“È meglio che non vinci le gare, ma lavori in subappalto”). Il geometra era interessato a dissimulare i rapporti privilegiati con Bianchini, da cui si faceva passare i progetti, utili a mettere in condizioni di vantaggio l’impresa nell’imminente gara e al tecnico comunale a incassare gli incentivi della Legge Merloni. Bianchini lavorò anche con la F.lli Pilati, sempre in subappalto, nella costruzione del nuovo palazzetto dello sport. E con la ditta di Castelfranco, anch’essa finita nelle maglie delle white list, Bianchini era socio in A&B Energie, società che ha una partecipazione di Aimag. Legami che avevano attirato qualche antipatia - è il caso della famiglia Zaccarelli del gruppo A&C che fece pressioni sul Comune di Finale per ridurre i lavori a Bianchini - ma che ricadevano in una vasta cerchia di nepotismo con al centro Gerrini. Colui che aveva delle preferenze negli affidamenti di alcuni lavori emergenziali post sisma. Lo dice il maresciallo Costantino, sollecitato dagli avvocati dell’imprenditore di San Felice. E fa alcuni esempi, ricordando la Ghiotti e Asfalti Zaniboni. Che non sono indagati perché l’obiettivo dell’inchiesta Aemilia era quella di cercare le infiltrazioni mafiose in terra emiliana e non quella di approfondire certi “legami diretti” tra vari centri di potere locale.