A Modena 3.500 pazienti con anoressia o bulimia 

Modena, Disturbi dell’alimentazione, il 90% dei casi in cura sono donne sotto i 25 anni I primi campanelli d’allarme tra le giovanissime sotto i 12 anni o sopra i 40

MODENA «A Modena ci si nasconde ancora molto dietro la paura dei disturbi alimentari».
La denuncia di Rosa Maria Iemmolo, responsabile di Fanep in città, è accompagnata dai numeri. Nella nostra provincia ci sono circa 3.500 pazienti che soffrono di patologie quali anoressia e bulimia.
Ogni anno si contano circa trecento nuovi casi, la cui soluzione è tutto fuorché semplice. La quasi totalità dei pazienti (oltre il 90%) sono donne, la classe di età più colpita è quella compresa tra i 12 e i 25 anni.

Attenzione, però: si trovano campanelli di allarme tra le giovani under 12 e tra le over 40. In un caso su venti (il dato è nazionale) gli esiti sono letali.
Quando i pazienti sono presi di mira dai bulli la situazione si complica ancora di più. È proprio allora che gli adulti di riferimento devono fare del loro meglio. A partire dalle mamme e dai papà.
IL DISAGIO Fanep è un acronimo di Famiglie neurologia pediatrica. «C’è poca conoscenza del fenomeno - attacca Patrizia Comitardi, volontaria dell’associazione - e spesso le patologie sono derubricate al livello di capricci o comunque non comprese. Si fa fatica a metterle in relazione con il profondo disagio che vivono i pazienti. Nel momento in cui il problema emerge, la famiglia prova un profondo smarrimento. Il senso di angoscia e d’impotenza è molto grande, non si sa come muoversi per aiutare. Il malato è tendenzialmente non collaborativo, per cui la famiglia è determinante nel fare la propria parte».
Come? «Guardando, ascoltando, comprendendo, facendosi consigliare, chiedendo supporto - ha elencato Comitardi - e non avviando schermaglie relative al cibo, sia nei casi del rifiuto sia nei casi dell’abuso». I problemi sono spesso complessi, per cui anche altri adulti devono fare la loro parte. «Vogliamo andare nelle scuole, nelle palestre, nei centri sportivi e di aggregazione - ha ripreso Iemmolo - perché è lì che il problema può nascere, durante i momenti di confronto. Gli insegnanti e gli allenatori potrebbero essere i primi ad accorgersi dei segnali». Segnali che spesso possono costituire il primo passo verso la cura.

L'ASSOCIAZIONE «Quando si presenta un dubbio importante è fondamentale parlare con il medico di famiglia o il pediatra - ha riconosciuto il dottor Dante Zini, direttore dell’unità operativa per i disturbi dei comportamenti alimentari a Baggiovara - e in caso accedere ai servizi dell’Ausl. La persona verrà ascoltata e se serve visitata da un medico, uno psicologo o un pediatra. È importante non andare dalla prima persona che si sente nominare, ma rivolgersi a una squadra che comprenda il problema».
Gli approcci scientifici saranno descritti domani sera in sala Pucci. Dalle 21 si terrà un incontro sul tema “Insieme per la lotta ai disturbi del comportamento alimentare” con esperti del settore. Dalle 9 di domani, invece, volontari dell’associazione distribuiranno fiocchetti lilla presso l’atrio dell’ospedale di Baggiovara.
Un’iniziativa di sensibilizzazione (organizzata per il sesto anno a livello nazionale) per sensibilizzare i cittadini sul tema ed evitare approcci sbagliati. «È importante che la città risponda - ha garantito Comitardi - andando a sgretolare il senso di colpa che le famiglie vivono, in modo che siano coinvolte nella cura».