L’amianto day e le deroghe ai Bianchini 

Carabinieri e Arpa ripercorrono le contaminazioni in tendopoli, scuole e siti commerciali: «Consentite operazioni vietate»

Alla ditta Bianchini venne consentito di rimuovere - con modalità contrarie alle norme sullo smaltimento dei rifiuti pericolosi - gli inerti contaminati da amianto nell’area destinata ad ospitare i negozianti sfollati dal centro terremotato di San Felice.
L’ “amianto day” al Processo Aemilia ha riaperto ieri in Tribunale a Reggio la ferita che da cinque anni lacera e spaventa la Bassa e il “cratere sismico”. Rinforzando ancora una volta i sospetti di un trattamento di riguardo da parte delle istituzioni locali - in questo caso del Comune - per l’impresa di Augusto Bianchini e della famiglia.
La scorsa settimana era capitato per Finale, tra imbarazzanti reticenze degli ex amministratori e parole altrettanto nette degli investigatori: sospette «familiarità e contatti ambigui», era stato detto.
A certificare ieri quella situazione quantomeno ambigua, rimasta finora ai margini delle pur copiose polemiche e rivelazioni di tutti questi anni, le parole del maresciallo Guido Costantino del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Modena. Costantino ha indagato sulle infiltrazioni della ’ndrangheta calabrese nell’azienda sanfeliciana e nella Bassa. E ieri ha parlato manifestando perplessità di «volontà di autorizzare».
Con la stessa fermezza e perplessità, sono poi arrivate le parole della dottoressa Rossella Pasetti, tecnico di Arpa che eseguì le indagini sulla “epidemia” di siti (scuole, campi di protezione civile, strade, aree destinate ad ospitare attività sfollate dal terremoto...) all’amianto proveniente dall’impresa Bianchini.
Pasetti ha chiarito una volta per tutte di chi furono i meriti di quella sconcertante scoperta che, a seconda delle fazioni in campo, ognuno in questi anni ha cercato di accreditarsi: «La prima segnalazione avvenne ad opera della Provincia di Trento, che gestiva il campo della Protezione civile a San Biagio - ha detto ieri pomeriggio, confermando quanto già testimoniato da Costantino per 5 ore, al mattino - Riscontarono anomalie nel sedime, lo fecero analizzare e scoprirono che erano contaminate da amianto».
La Protezione civile di Trento a quel punto trasmise le segnalazioni a più enti, avviando inevitabili accertamenti. Era la fine di settembre 2012.
La stessa Provincia - ha aggiunto Pasetti - aveva scritto ai Comuni sollecitando controlli in tutti i siti nei quali aveva lavorato la ditta Bianchini».
«Eravamo increduli», ha sottolineato, descrivendo lo stato d’animo degli ispettori di Arpa che - prima con prelievi conoscitivi e poi con prelievi cosiddetti “fiscali” - scoprivano di giorno in giorno le contaminazioni con materiale cancerogeno dei luoghi dove si concentravano le tende dei terremotati. O dove sorgevano le scuole per i bambini...
Sul tema scuole, anzi, il tecnico Arpa è stata chiara: «Facemmo i prelievi solo nelle aree cortilive, tra l’altro selezionando i frammenti nella terra, ma non abbiamo potuto farli sotto gli edifici scolastici, nel frattempo già costruiti. Quando saranno demoliti questi edifici scolastici bisognerà operare con particolare attenzione...». Un monito che lascia intendere tutta la gravità di quanto è accaduto. E di quanto resta oggi.
E le “familiarità o i contatti ambigui” in salsa sanfeliciana?
Detto che per i sanfeliciani non c’è forse niente di così inatteso, Pasetti ha spiegato, rispondendo alle domande del pm Mescolini e dell’avvocato di parte civile Fabrizio Canuri, che rappresenta il consorzio “Ricommerciamo”: «Nell’area di Ricommerciamo campionammo alla presenza dei tecnici della Bianchini materiale grossolano e materiale fine. Nel grossolano le analisi del laboratorio Arpa di Reggio rivelarono presenza di amianto. A quel punto il sindaco convocò una conferenza di servizi, in municipio a San Felice, per esaminare la proposta della ditta Bianchini, che si era rivolta alla ditta Fratelli Baraldi per la bonifica del sito. Proponeva di incapsulare il materiale, ma di non impacchettarlo, come invece prevede la legge. E proponeva di portare il materiale contaminato nella sua sede di via dell’Industria, e non in un sito specializzato per lo smaltimento. Come Arpa ci opponemmo, in quanto le norme lo vietavano, ma il sindaco decise questa... “deroga”, con il consenso della Provincia e dell’Ausl. Fecero ricorso ad una forma di “deposito permanente”, che consentirebbe una deroga di 180 giorni, prorogabile per tre volte... Noi non eravamo assolutamente d’accordo, non si poteva autorizzare lo stoccaggio, tantomeno la rimozione allo stato sfuso. Abbiamo dato parere contrario e abbiamo deciso di non partecipare alle successive operazioni di rimozione». Operazioni che molti sanfeliciani della zona contestarono. A proposito di... temporaneità: tutto il materiale contaminato all’amianto è ancora là. In via dell’Industria a San Felice, dove la parte più pericolosa è stata coperta - dall’amministrazione giudiziaria - proprio in questi giorni.