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Modena, la missione di Teresa Camellini tra disabili e povertà il senso della vita

«L’accoglienza? Ho scoperto che esiste un’ottica diversa: bisogna fare posto all’altro nel cuore prima che nel salotto»

MODENA. Incontriamo Teresa Camellini, 21 anni, di Modena, che studia psicologia a Padova «e poiché due ore di viaggio sono un po’ pesanti da fare ogni giorno, mi sono trasferita in Veneto da tre anni». Teresa racconta che i suoi genitori le hanno da sempre trasmesso l’importanza di fare della vita un capolavoro, essendo un dono di cui render grazie.
«Fin da piccola mi sono immersa nel mondo del volontariato come educatrice dell’Azione Cattolica: un’esperienza davvero molto formativa – dice ...

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MODENA. Incontriamo Teresa Camellini, 21 anni, di Modena, che studia psicologia a Padova «e poiché due ore di viaggio sono un po’ pesanti da fare ogni giorno, mi sono trasferita in Veneto da tre anni». Teresa racconta che i suoi genitori le hanno da sempre trasmesso l’importanza di fare della vita un capolavoro, essendo un dono di cui render grazie.
«Fin da piccola mi sono immersa nel mondo del volontariato come educatrice dell’Azione Cattolica: un’esperienza davvero molto formativa – dice Teresa - I bambini sono capaci di mostrarti la vita da una prospettiva nuova e spesso disarmante. È stato proprio grazie alla mia educatrice che ho conosciuto il Mismo (Missione Modena): un percorso di spiritualità missionaria che approfondisce temi per me di grande rilevanza umana e spirituale».
«Nell’estate del 2015 sono stata 20 giorni in Madagascar con altri nove ragazzi miei coetanei: è stata un’esperienza mozzafiato ma che ha lasciato in me molta sete: volevo di più!».
Così, l’anno successivo Teresa è partita da sola per un’esperienza di due mesi in Thailandia: «Volevo scoprire cosa significava davvero la missione per me e come potevo fare la missionaria nella mia quotidianità. In loco, mi ha ospitato una comunità di suore Saveriane, distribuita a Bangkok e a Nan (nel nord della Thailandia), le quali mi hanno permesso di accompagnarle nelle loro attività quotidiane, facendomi entrare nel vivo della realtà Tahilandese».
«Ho trascorso il primo mese nella periferia di Bangkok (a Pak Kret) e spesso ho frequentato la Casa Degli Angeli, un centro per mamme con bambini gravemente disabili. È stata un’esperienza emotivamente molto sconvolgente: i bambini che ho incontrato erano la testimonianza della preziosità della vita e dell’importanza di vederla come un dono, sempre».
«Il secondo mese - spiega - sono stata accolta a Nan e lì la realtà che ho avuto modo di vedere è stata completamente differente: le suore sono impegnate in attività e visite nei villaggi, alcuni assai lontani. Ho scoperto un concetto di accoglienza completamente nuovo: fare posto all’altro nel cuore prima che nel salotto. Tutto ciò mi ha dato molto materiale su cui riflettere».
«La cosa che più mi arricchisce del volontariato è che ti insegna a stare con e per gli altri, e in fondo credo che questa sia la scuola di vita più grande che ci possa essere – sostiene la giovane - Ti insegna a decentrarti e a spostare l’ago della bussola da te agli altri, permettendoti di vedere le cose da una prospettiva più completa. Sono tantissime le cose che un’esperienza di volontariato può insegnare ad un giovane: innanzitutto ti insegna a fare della tua vita un’esperienza di volontariato, in modo tale che quella vissuta all’estero non sia solo una parentesi ma un inizio di cambiamento vero e proprio. Ti insegna l’importanza delle relazioni, dell’andare incontro all’altro e dell’essere incontro per l’altro: ti insegna a spostarti, a sopportare la fatica, la noia e gli impegni del momento per fare posto all’altro; ti insegna anche a fermarti: ad ascoltare l’altro, a consolarlo e ad essere spalla su cui può contare. Questo richiede un impegno non da poco, ma credo che la mente e il cuore di un giovane siano abbastanza duttili da reggere lo sforzo, o almeno ci possono provare».