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Appennino modenese, l'esperto: «Abbattere i lupi? Follia Nel 2016 danni al minimo»

Aldo Magnoni: «Lo scorso anno solo tre casi ad aziende agricole nel Modenese E gli allevatori sono tutelati: dopo il nostro intervento la sicurezza è totale»

«Abbattimento programmato dei lupi? Per cortesia, non scherziamo...». Aldo Magnoni, tecnico esperto di danni da fauna selvatica e prevenzione dell’ufficio provinciale “Servizio territoriale agricoltura, caccia e pesca” della Regione, rigetta al mittente qualunque ipotesi di azioni drastiche nei confronti di un animale che mai come in questo inverno è stato protagonista, più o meno correttamente, delle cronache dei giornali.
I NUMERI
«Ed è una cosa che proprio non mi spiego - prosegue Magnoni - ...

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«Abbattimento programmato dei lupi? Per cortesia, non scherziamo...». Aldo Magnoni, tecnico esperto di danni da fauna selvatica e prevenzione dell’ufficio provinciale “Servizio territoriale agricoltura, caccia e pesca” della Regione, rigetta al mittente qualunque ipotesi di azioni drastiche nei confronti di un animale che mai come in questo inverno è stato protagonista, più o meno correttamente, delle cronache dei giornali.
I NUMERI
«Ed è una cosa che proprio non mi spiego - prosegue Magnoni - dato che il 2016 è stato nel Modenese l’anno con il minor numero di danni da lupo per gli agricoltori: solo tre. Io mi baso sui dati, la fantasia la lascio agli altri». E forse non è un caso che il dato sia così basso, il più basso in Regione: «Abbiamo fatto grandi investimenti, prima come Provincia e ora come Regione, per la protezione degli animali dal lupo: il 25 ottobre è scaduto un primo bando con 200mila euro, di cui una buona parte è destinata alla protezione degli allevamenti. Parliamo di contributi al 100%, quindi l’allevatore ha l’intero importo coperto. Andando più indietro, due anni fa, c’è stato il “bando-Lupi” sempre al 100% e da poco si è concluso un altro bando regionale per un totale di 3 milioni. Quindi lo sforzo c’è e non si ferma».
AZIENDE IN SALVO
Qualunque azienda agricola o allevatore che si senta minacciato dalla presenza dei lupi, infatti, può contattare l’Ente e l’intervento è immediato: «Quello più veloce e artigianale sono i fledri: bandelle rosse che infastidiscono il lupo. Poi l’allevatore può subito disporre di soluzioni di emergenza e nel contempo avviare l’iter burocratico per ottenere il “kit” definitivo». Ogni situazione è unica e assieme ai tecnici si studia il metodo di prevenzione migliore. In linea di massima il kit “anti-lupo” è composto da dissuasori acustici, olfattivi o visivi che, installati nel punto in cui staziona il gregge, infastidiscono il lupo. «È fondamentale - spiega Magnoni - intervenire in fretta. Perché se il lupo “consuma” allora collegherà ancora quella zona e quel gregge al cibo. La rapidità è decisiva: basti pensare che le aziende in cui siamo intervenuti non ci hanno mai più contattato. Significa che tutto è andato per il verso giusto e il problema non si è più presentato». Ci sono poi anche le recinzioni elettrificate che portano ottimi risultati oltre ai cani da guardiania.
Insomma sicurezza quasi totale: «A patto che veniamo avvisati. Questo è un fattore molto importante: tutte le realtà devono essere coinvolte e potersi coordinare tra loro. Noi, il servizio veterinario dell’Ausl, i carabinieri del corpo forestale e la polizia provinciale».
LA CONVIVENZA COL LUPO
Magnoni risponde poi ad alcune “domande classiche” sul lupo, come ad esempio l’avvicinamento ai centri abitati: «È vero. Il lupo si trova in una situazione di vantaggio culturale rispetto a quello che dovrebbe essere l’approccio verso il lupo. Mi spiego. Si lamentano, ad esempio, presenze di lupi attorno alle stalle o alle abitazioni: non è un caso. C’è l’abitudine nelle aziende agricole di gettare i resti abortivi o la gallina morta nella concimaia: quindici anni fa arrivava la volpe ora arriva il lupo. E se il lupo capisce che lì può trovare cibo allora ogni sera farà un passaggio. Stessa cosa se si lascia la ciotola del cane o del gatto fuori casa. Se poi il lupo, durante la perlustrazione, incontra il cagnolino ecco che può accadere il peggio. Bisogna abituarsi ad evitare questi comportamenti. Vorrei anche fare un chiarimento sul rapporto cane domestico e lupo: abbiamo visto diversi attacchi ai danni di cani, in archivio ne ho un ampio repertorio. Difficilmente, però, questi assalti avvengono sotto casa. Quindi è fondamentale anche tenere custoditi in maniera adeguata i nostri animali». Ma l’uomo e gli agricoltori non devono essere spaventati dal ritorno del lupo: «Vive nel nostro Appennino da sempre. Per un periodo era mancato, ora è tornato ma da secoli non si registrano casi di attacco all’uomo. Se i miei cari entrano in un bosco io temo altro: come lo shock anafilattico per una vespa o una vipera. In 250 anni di statistiche sul lupo gli attacchi mortali all’uomo sono pari a 0».