Guercino rubato a Modena e sfregiato, difficile che torni come prima

Sgarbi: «Che disastro quei ladri, ma io sono fiducioso su un buon recupero» Zanardi: «Ci sono dei danni irreversibili»

Martina Bagnoli: "Guercino, che disastro... Ma si può rimediare"

«Vorrei dare un consiglio ai ladri - spiega Vittorio Sgarbi - che non sanno nulla e hanno creato danni con questo scempio intollerabile del Guercino di Modena. Studiando l’immagine che avete pubblicato ieri noto che i ladri marocchini hanno arrotolato la tela con il colore all’interno. È stata una scelta davvero intollerabile perché chi comprende anche solo un minimo capisce che le tele si arrotolano con il colore all’esterno. È stato un errore davvero fatale e lo si vede chiaramente. Guardi la foto, si vedono chiaramente i tagli da piegatura errata: all’altezza della mano della Madonna, un’altra sotto San Giovanni e via dicendo».
Lo storico dell’arte più famoso d’Italia interviene sul dipinto rubato a S. Vincenzo e ritrovato in Marocco, del quale ieri la Gazzetta di Modena ha pubblicato in lo stato. È evidente la conservazione molto precaria, con cadute di colore sul 20-30% della superficie dell’opera raffigurante la “Madonna in trono con san Giovanni Evangelista e san Gregorio Taumaturgo” dipinta dal Guercino nel 1628-1630.


«Mi dispiace davvero molto - prosegue Sgarbi, ex parlamentare e sottosegretario alla cultura - sia stato ridotto così. Si può certamente recuperare perché i visi fortunatamente non sono stati toccati dalla caduta di colore e per un bravo restauratore è relativamente più semplice recuperare panneggi e aree meno importanti. Una volta sulle lacune si dava il rigatino oggi ci sono tecniche più moderne, magari utilizzando l’acquerello. Avevo detto che ci fosse una pista legata a culture che non hanno consapevolezza del patrimonio italiano del quale questo importante Guercino di Modena fa parte. Hanno manifestato una alta incapacità di comprensione e una incuria intollerabile nella gestione dell’opera della chiesa di San Vincenzo».
Un parere tecnico, altamente specializzato lo dà anche Bruno Zanardi, uno dei principali restauratori italiani. Zanardi, infatti, è docente di restauro all’Università di Urbino e nel corso della sua carriera ha lavorato su alcuni dei principali monumenti italiani come l’Ara Pacis, il Sancta Santorum e la colonna Traiana di Roma, gli affreschi della Basilica di Assisi, gli affreschi di Correggio a Parma. «Le premetto - dice Zanardi - che non so com’era l’opera prima del furto, ma vedendo la foto dell’opera pubblicata vedo che i danni sono purtroppo irreversibili. Le cadute di colore sono molto evidenti, prodotti da questa triste avventura: occorrerà risarcirli grazie a una integrazione ben fatta, a imitazione del vero. Per fortuna è possibile farlo grazie alle tante fotografie disponibili. Auspico però che nell’intervenire non si cada in un fraintendimento storicistico secondo il quale le lacune non vanno integrate per mantenere memoria di questo furto. Non si tratta di una vicenda storica, della quale si sarebbe dovuto mantenere memoria, ma di una sciagura da dimentica».
Ieri innumerevoli storici dell’arte di tutta Italia hanno discusso dopo avere visto l’immagine scattata dalla polizia marocchina durante il recupero dell’opera a Casablanca un mese. E anche Zanardi non si sottrae: «Il restauro non sarà né breve né semplice e dovrà essere compiuto da uno dotate di grandi abilità manuali. Ovviamente questi professionisti sono sempre meno, ma mi raccomando: si evitino accuratamente, nel recuperare le lacune, tratteggi, astrazioni e altre passamanerie tipiche da signora mia dell’arte. Questa vicenda tra l’altro ci dice che i quadri debbono viaggiare il meno possibile e speriamo si ponga attenzione alla conservazione, un tema complessissimo».