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Modena, i giochi di società che non discriminano

Let’s Come Out e Resti in Famiglia sono le due opportunità studiate per accettare l’orientamento sessuale 

Quello del “non dirlo a nessuno”, inteso sia come la scelta di un individuo di non esternare il proprio orientamento sessuale, sia come imposizione della famiglia, della società o della cultura, di tenere nascosta qualunque inclinazione non-eteronormativa, è purtroppo un atteggiamento ancora molto diffuso anche nella nostra oggi e non solo tra i giovani.
Da qui prendono forma i due giochi Resti in Famiglia e Let’s Come Out che l’1 e 2 aprile arrivano a Modena a Play, Festival del gioco alle ...

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Quello del “non dirlo a nessuno”, inteso sia come la scelta di un individuo di non esternare il proprio orientamento sessuale, sia come imposizione della famiglia, della società o della cultura, di tenere nascosta qualunque inclinazione non-eteronormativa, è purtroppo un atteggiamento ancora molto diffuso anche nella nostra oggi e non solo tra i giovani.
Da qui prendono forma i due giochi Resti in Famiglia e Let’s Come Out che l’1 e 2 aprile arrivano a Modena a Play, Festival del gioco alle ore 13 presso il Padiglione C.
«Nel panorama ludico italiano queste due proposte rappresentano una novità che sta suscitando un certo interesse e sono il risultato di una ricerca di laurea magistrale nell’ambito del Design della Comunicazione e del Game Design, da me curata, con la supervisione della professoressa Maresa Bertolo e della ricercatrice Ilaria Mariani», spiega Clara Giulia Gargano, designer e ideatrice dei due giochi.
Resti in Famiglia intende stimolare genitori e figli al dialogo e alla condivisione, così da creare i presupposti necessari all’accettazione dell’omosessualità.
«Indagando lo scenario di gioco, i protagonisti sono i membri di una famiglia che alla morte di un prozio sono invitati dal notaio alla villa del defunto per leggerne le ultime volontà – spiega Gargano - Al testamento è affidato il compito di trasmettere i contenuti connessi al tema del coming out, in una forma narrativa vicina allo storytelling. Let’s Come Out invece indaga e affronta le discriminazioni di genere e gli stereotipi legati agli orientamenti sessuali, in una società in cui la non eterosessualità è ancora solo marginalmente accettata e compresa. Durante la fase di progettazione è stato consultato uno psicologo – continua Gargano - È stata inoltre contattata l’associazione Agedo di Milano, i cui membri si sono resi disponibili ad essere intervistati e a partecipare a varie sessioni di game test. Successivamente sono stati condotti altri game test con gruppi di persone diverse tra età, genere e orientamento fino ad arrivare ai risultati finali che avrete l’occasione di provare durante questa manifestazione. I primi esempi di giochi a tematica omosessuale a cui sono riuscita a risalire durante la mia ricerca di tesi, arrivano agli anni Ottanta – conclude la designer - Si tratta di un modesto numero di esempi che tuttavia rappresenta un dato molto interessante se si considera che fino al 1990 gli orientamenti non eterosessuali erano classificati come malattie mentali o addirittura punibili per legge. Dopo l’inizio degli anni Novanta la produzione sembra fermarsi per oltre un decennio: l’ostilità di gran parte dell’opinione pubblica, ha fatto sì che nel mondo ludico l’inclusione di questa realtà avanzasse con più lentezza rispetto ad altri aspetti. L’aumento della visibilità della comunità LGBTQ ha fatto sì che degli anni 2000 ad oggi il numero di giochi con questa tematica sia in costante crescita e apprezzamento».
Play sarà in fiera a Modena in questo fine settimana e c’è da scommettere che anche la presentazione di questi giochi otterrà parecchia attenzione da parte dei più appassionati e anche dei semplici curiosi.