«Mi fu ordinato di pagare Bianchini» 

La testimonianza del funzionario comunale che smentisce l’ex sindaco: «Violate le norme nell’appalto, dovetti eseguire»

REGGIO EMILIA. «Feci una relazione al sindaco perché l’appalto presentava incongruenze con quelli che erano gli atti venuti avanti dall’ufficio tecnico. In particolare era stato chiesto il pagamento al subappaltatore Bianchini di un importo sui 280mila euro. Ho steso quella relazione che consegnai al sindaco, gli facevo presente che oltre a non poter pagare c’erano tante altre incongruenze che evidenziavano carenze fra i documenti amministrativi».
Cinzia Baravelli, responsabile del servizio finanziario del Comune di Finale, ha esordito così la sua testimonianza, ieri pomeriggio al Processo Aemilia di Reggio. Sul tappeto ancora una volta la benevolenza che certa amministrazione - diciamo così - riservava alla gettonatissima ditta Bianchini Costruzioni. Un problema non solo di Finale, come si è visto e si vedrà dalle testimonianze, ma anche di San Felice (vicenda amianto) e - è noto - anche più in alto nelle istituzioni, fin nel cuore della prefettura.
Testimoniando nei giorni scorsi, l’ex sindaco di Finale, Fernando Ferioli, aveva detto chiaramente che la decisione fosse stata degli uffici, non sua e che ha le mail da produrre. Decisione di pagare la ditta Bianchini per lavori che erano stati commissionati alla Lami, di cui la Bianchini era solo subappaltatore. Una cessione di credito che per la Baravelli non era possibile: «La ditta Lami aveva subappaltato lavori per un importo maggiore di quello previsto nell’offerta di gara, nel capitolato speciale c’erano parecchi refusi in termini di normative. Come delibera di cessione del credito, credo sia stata decisa senza passare dalla ragioneria»
Lei non era in grado di bloccare il pagamento?», ha chiesto Mescolini alla Baravelli.
«No, la delibera autorizzava la cessione del credito, il capitolato di appalto diceva chiaramente che la cessione del credito fosse possibile solo nei confronti di un istituto bancario, che la Bianchini certo non era».
«Su questo tema ha avuto una interlocuzione interna?», ha chiesto ancora Mescolini.
«Mi sono confrontata col sindaco in diverse occasioni, con Gerrini no. Siccome era arrivata la liquidazione da parte del suo ufficio, ho capito che voleva pagare direttamente Bianchini. Avendoli sottoscritti lui intendevo che fosse la sua volontà...».
Altre domande sono arrivate sul fatto che fosse stato ordinato di pagare un importo intero a Bianchini, anche dopo la esclusione dalla white list.
«Sì, la Bianchini era stata esclusa e di conseguenza ho chiesto a Gerrini come mi sarei dovuta comportare per il pagamento: le indicazioni prevedano qualora ci siano lavori in essere il contratto debba essere risolto e i pagamenti subiscano una decurtazione pari al 5%. Il 19 luglio ha risposto per iscritto dichiarando che i lavori si erano conclusi il 20 giugno. Un giorno prima della esclusione dalla white list», ha incalzato Baravelli.
«Ho detto al sindaco che non avrei liquidato Bianchini: era arrivata la liquidazione a nome della Bianchini su un appalto della Lami, ho detto che era in contrasto col capitolato speciale, nonostante la delibera. «Cinque mesi dopo a novembre quella delibera è stata annullata, ma non aveva più valore, perché Bianchini era già stato pagato».
Baravelli ha poi aggiunto che non c’era neppure il contratto tra Comune e Lami: «Ricordo inoltre di aver parlato di tale anomalia anche con Giulio Gerrini. Mi disse di aver parlato della questione con un segretario comunale non meglio precisato, il quale gli aveva confermato la possibilità di eseguire il pagamento in attesa di perfezionare il contratto. Io mi ero invece confrontata con i responsabili degli Uffici Lavori Pubblici di Bomporto e di Mirandola, i quali mi dissero che in assenza di contratto sottoscritto, loro non avrebbero certamente pagato». (a.setti)