Marco, storia di un prodigioso recupero

Santori e la moglie

Santori, 44enne operaio, vittima nel 2013 di un'emorragia cerebrale: il calvario e la rinascita, grazie anche alla buona sanità

BOMPORTO . «Sono stato fortunato, ma il mio è anche un caso di buona sanità». Il sorriso contagioso di Marco Santori, 44enne operaio di Bomporto, si era spento il 9 novembre 2013. Un venerdì mattina come tanti. «Non ricordo nulla, nella mia testa su quel giorno regna tuttora un buio totale». A raccontare i fatti è la moglie Lorella, ragazza determinata e coraggiosa, con un doloroso flashback: «Siamo in camera da letto, svegli. Ma tutto ad un tratto Marco mi crolla addosso. Il suo respiro è affannoso, non risponde».
FULMINE A CIEL SERENO Nessuna avvisaglia, Marco è sano, vita regolare, non fuma, non beve, non è obeso, mai assunto stupefacenti e non ha alcuna predisposizione familiare. Lorella chiama il 118 che arriva in tempi rapidi, Marco viene ricoverato al Policlinico di Modena. «Lì il medico mi dà il primo responso: emorragia cerebrale importante nelle parte centrale del cervello. “Nella peggiore delle ipotesi si aspetti la morte di suo marito in 24 ore”. Sentenza dura, il mondo mi cade addosso ma per quanto incredula cerco di non farmi prendere dallo sconforto».
L’OPERAZIONE Marco viene trasferito a Baggiovara e spedito in sala operatoria per stabilizzare la situazione e clippare l’arteria, cioè chiuderla. Dopo 3 ore sotto i ferri, l’operaio finisce in rianimazione. «Per tre settimane ho contato le ore affinchè non fosse più in pericolo di vita e si potesse valutare l’entità del danno a livello psichico e fisico». Marco si sveglia, riconosce a stento la moglie, e gli viene indotto il coma farmacologico per favorire il riassorbimento dell’ematoma.

LA SENTENZA I giorni passano, il peggio è scongiurato. Inizia il periodo di riabilitazione a Baggiovara. «Un reparto all’avanguardia - sottolinea la moglie Lorella - dove Marco inizia subito il lavoro a livello fisico e logopedico. Anche qui i medici sono chiari: dopo un evento traumatico del genere un terzo dei pazienti muore, un terzo sopravvive con gravi invalidità psico-fisiche, un terzo ha un buon recupero».
LA RIABILITAZIONE La riabilitazione sotto il profilo fisico rapida, in poco tempo l’operaio di Bomporto viene messo in piedi, ma a livello mentale emerge subito un problema di memoria “antergata”, cioè a breve termine. In pratica dopo pochi istanti l’uomo dimentica ciò che ha appena fatto e detto, compreso chi è e dove si trova. Ricordando invece, in modo più o meno confuso, situazioni pre-emorragia. Marco resta lì 3 mesi. «Vogliamo ringraziare il medico di reparto Elisa Farina e tutti i fisioterapisti e logopedisti, senza dimenticare gli assistenti sociali. Tra l’altro l’ospedale mi ha messo a disposizione una psicologa - dice Lorella - alla quale devo tantissimo nel sostegno a me e mio marito, oltre ad un aiuto nell’espletare le pratiche dell’invalidità».
INVALIDITÀ Le settimane passano e il 31 dicembre è l’ora della visita per stabilire il grado di invalidità: «Mi sento dire che Marco è un invalido al 100% con bisogno di sostegno. Anche se rivedibile». Ogni fine settimana Santori torna a casa per non perdere i contatti con la famiglia, in particolare coi figli Simone, che adesso ha 9 anni, e Riccardo di 7. I progressi a livello psichico sono lenti ma costanti. Nel frattempo, è il gennaio 2014, Bomporto è colpita dall’alluvione, e una dimissione di Marco non è fattibile. Dopo un tentativo con il Centro Oasi di Castelfranco, la soluzione si trova a Modena dove c’è il Pegaso, centro residenziale per persone con invalidità acquisita in età adulta o che non sono in grado di vivere da sole ma autonome. Marco trova ospitalità per un mese grazie agli assistenti sociali, che sostengono anche buona parte delle spese. Al Pegaso Marco inizia a dare segni di consapevolezza, cominciando a capire e prendere coscienza di quel che gli è successo.
IL RITORNO A CASA... Dopo un mese arriva il momento del ritorno a casa. È metà marzo. «Marco però non può essere lasciato solo – spiega Lorella - trovo così una badante che ha il compito di fargli fare attività fisica e di stimolarlo per evitare che il cervello si impigrisca».
... E QUELLO AL LAVORO L’obiettivo è farlo tornare al lavoro alla Caprari di Modena, dove dal 2004 è operaio generico. La Caprari è un’azienda all’avanguardia nei progetti dedicati ai disabili. Marco però è inquadrato come dipendente, assente per malattia». A giugno la Caprari modifica il contratto di Santori facendolo figurare nella quota invalidi e gli dà la possibilità di riprendere il lavoro con un contratto part time e mansioni ridotte.
RECUPERO PRODIGIOSO A settembre 2014 c’è la revisione dell’invalidità parte dell’Inps che la riduce dal 100 al 75%, non più in stato di gravità. «Avendolo visto in reparto subito dopo l’operazione la dottoressa non credeva ai suoi occhi – dice la moglie. Un recupero prodigioso». Il 1º gennaio 2015 la Caprari propone a Marco il cambio di mansione: rientro a tempo pieno e un livello di lavoro più elevato. E il suo volto è nuovamente illuminato da un sorriso contagioso:«Per me è stato un momento fondamentale, che mi ha permesso di tornare ad una vita praticamente normale. Talvolta la memoria mi gioca qualche brutto scherzo, ma ora mi sento quasi quello di prima. Oltre a Lorella, che mi è stata sempre vicina, nutro gratitudine per i servizi sul territorio che nel mio caso hanno funzionato collaborando, oltre alla sensibilità di un’azienda aperta come la Caprari».