Soliera, maestra “troppo buona”: il preside la sospende

Comportamenti poco consoni con i bambini: “denunciata” da una collega. L’ha difesa l’Anief: reintegrata dopo una visita psicologica. Ora chiederà i danni

SOLIERA. Una parvenza di contestazione disciplinare che diventa una sospensione sul lavoro motivata da un’ipotetica perizia psicologica sull’idoneità al lavoro.

Modena, maestra "troppo buona": il preside la sospende


È stata questa la via crucis di una maestra arrivata quest’anno per insegnare alle scuole elementari e che nei giorni scorsi ha completato l’iter disciplinare. Ora, giudicata perfettamente idonea alle sue mansioni e tornata in classe con il tripudio dei suoi piccoli scolari, si appresta a chiedere i danni. In questo è appoggiata dall’Anief, il sindacato emergente della scuola che in provincia conta molte centinaia di iscritti.

«Quello che è accaduto alla maestra ha dell’incredibile - spiega il segretario regionale Anief, Joannis Lioumis - ma s’inquadra nel disegno della cosiddetta legge della “buona scuola”. Con la riforma di Renzi gli insegnanti vengono considerati esecutori di ordini e i presidi si comportano da padroni. Con tutti gli abusi del caso».


Ma vediamo i dettagli della questione. Sin dal primo mese di scuola gli screzi tra la maestra e una collega finiscono per diventare un contrasto insanabile, personale, ma dentro alle differenze di vedute professionali. Poi la questione arriva sul tavolo del preside che li formalizza in un verbalino in cui si contestano alla maestra, automaticamente trasformata in imputata, comportamenti “poco consoni”. Viene verbalizzata anche la posizione assolutoria della terza maestra della classe, ma non viene tenuta in nessun conto.
Di che si tratta? Di essere troppo buona e accondiscendente con i bambini. Dietro al lessico della burocrazia scolastica non c’è altro. Non c’è una contestazione per la scarsa disciplina della classe, uno scarso rendimento degli alunni o la scarsa puntualità della maestra nello svolgere il suo lavoro. In compenso ci sono le parole dei rappresentanti di classe che il preside pensa bene di coinvolgere prima di partire nell’attacco personale. «Non credo che lei abbia l’equilibrio per svolgere il suo lavoro - dice in buona sostanza alla maestra - Vada dalla Commissione Medica che valuterà se è idonea a continuare. Dopo ne riparliamo». Detto e fatto, la maestra si ritrova a casa senza lavoro, come misura cautelare.


«Una vergogna, non aveva nessun potere né diritto di fare quello che ha fatto - tuona Lioumis - Il preside può sospendere immediatamente un insegnante solo in presenza di fatti gravissimi, che hanno a che fare con il codice penale. Non c’è altra ragione che tenga. Il dirigente avrebbe dovuto per lo meno aspettare l’esito della visita medica prima di decidere e poi seguire le procedure del caso. Invece ha sovvertito la legge: prima la sospensione dal lavoro e poi la visita medica».


Ed è qui che inciampa la ricostruzione del preside, perché la maestra viene giudicata dalla Commissione Medica di Verifica idonea alle mansioni e all’impegno lavorativo, congedandola con una diagnosi che è anche una condanna dell’operato delle autorità scolastiche. «Dal punto di vista psichiatrico - scrivono i medici nel loro responso collegiale - non si sono riscontrate patologie di sorta, siano esse endogene, caratteriali o reattive. Anzi, si tratta di una personalità con un buon grado di strutturazione e integrazione psicosociale». Questa è dunque la docente per cui è stata disposta “la immediata sospensione cautelare dal servizio” come scritto dal preside agli inizi di marzo.