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Ricommerciamo: «Danni per 2 milioni» 

Il consorzio di San Felice contro i Bianchini quantifica al Tribunale il costo del caos amianto. Il Comune rinuncia ai testimoni

di Alberto Setti
REGGIO EMILIA. Due milioni di danni provocati al solo consorzio Ricommerciamo dalla questione amianto in piazza Italia a San Felice.
È la cifra quantificata ieri nei dettagli dal legale rappresentante del consorzio di commercianti che dal 2013 è sistemato nella “new town” di San Felice, tra il vecchio centro storico e il cimitero.
La testimonianza è stata resa davanti alla Corte del processo Aemilia, che si celebra in questi giorni a Reggio Emilia. La vicenda amianto, con le imputazioni ai Bia ...

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REGGIO EMILIA. Due milioni di danni provocati al solo consorzio Ricommerciamo dalla questione amianto in piazza Italia a San Felice.
È la cifra quantificata ieri nei dettagli dal legale rappresentante del consorzio di commercianti che dal 2013 è sistemato nella “new town” di San Felice, tra il vecchio centro storico e il cimitero.
La testimonianza è stata resa davanti alla Corte del processo Aemilia, che si celebra in questi giorni a Reggio Emilia. La vicenda amianto, con le imputazioni ai Bianchini, è un ramo del più grande processo per mafia e dintorni mai celebrato in regione. Nelle ultime due udienze è stata data la parola alle parti civili, prima che comincino gli interrogatori delle decine di imputati.
Giovedì scorso avevano parlato i sindaci reggiani dei Comuni parte civile, la Provincia di Reggio e la Regione. Nessuno invece dei rappresentanti dei Comuni della Bassa pur costituiti, come del resto la stessa Provincia di Modena.
In egual modo, i Comuni modenesi, in particolare San Felice, costituiti parte civile dopo le tante polemiche e bugie dello scorso anno, ieri hanno rinunciato ai due testimoni inizialmente indicati, ovvero il dottor Antonio Vignali (più volte citato consulente ambientale dei Bianchini) e la dottoressa Simonetta Turrisi, dello studio commercialistico di Modena cui era stata affidata dal Tribunale di Modena in una prima fase la gestione della ditta Bianchini avviata al fallimento.
I due testimoni avrebbero dovuto contribuire a valutare i danni complessivi provocati dall’amianto dei Bianchini alle comunità, che erano stati quantificati nei circa 15 milioni di euro necessari ad uno smaltimento completo della famosa “montagna” (abusivamente stoccata al Polo industriale). Smaltimento che avrebbe dovuto contemplare il trasporto “protetto” e il conferimento ad una discarica autorizzata.
Evidentemente, i Comuni e il loro legale, avvocato Valeria De Biase, hanno ritenuto già definiti questi temi nel corso delle varie testimonianze.
Il percorso di Ricommerciamo è stato opposto: l’avvocato Fabrizio Canuri, in rappresentanza del Consorzio, aveva depositato all’atto della costituzione di parte civile una prima quantificazione del danno, di poco superiore al milione di euro. Ma nella testimonianza di ieri del legale rappresentante, Simone Tonini, la cifra è pressoché raddoppiata.
Ripassando: Ricommreciamo doveva essere una struttura di raccolta degli esercizi commerciali chiusi a seguito del sisma, in centro storico a San Felice. Nell’estate del 2012 si decise di costruire la struttura e l’appalto per le opere di urbanizzazione primaria - come accadeva quasi sempre in zona - vennero affidate alla Bianchini costruzioni.
«I lavori dovevano iniziare il 1 settembre 2012 e l’urbanizzazione concludersi in un mese - ha spiegato Tonini - poiché si puntava ad aprire il centro commerciale a Natale 2012. Quando però venne scoperto l’amianto i lavori si interruppero, e si rese necessaria la rimozione. Ne conseguì un accumularsi di ritardi, perché così si andava incontro all’inverno e perché le aziende appaltatrici avevano anche altri cantieri. Ricommerciamo venne aperta sette mesi in ritardo, a giugno 2013».
«Abbiamo fatto una media ponderata tra i guadagni di ciascun esercizio commerciale, tra gli incassi pre-sisma e post sisma. Abbiamo sommato per ogni mese i ricavi di quegli esercizi e abbiamo moltiplicato a cifra per i sette mesi di ritardo», ha specificato Tonini.
Risultato: un milione e 900 mila euro di danno, tenendo anche conto che tre dei 21 esercizi non hanno potuto produrre documentazione, ma che qualcuno, avendo tenuto aperto in qualche baracca di legno o sistemazione provvisoria, ha comunque guadagnato qualcosa in quel lungo periodo di attesa.
Per parte sua, il legale della difesa, avvocato Simone Bonfante, ha tenuto a chiarire la solerzia con la quale i Bianchini fecero provvedere alla rimozione degli inerti contaminati da amianto. Ora la parola passa ai giudici.