Concordia, si ferisce per evitare incidente, nessuno si ferma ad aiutarlo

«Sono rimasto sdraiato su quella panchina, con una caviglia slogata, un ginocchio sbucciato, una mano e la testa doloranti per via della caduta, da solo, senza che nessuno si sia fermato...

CONCORDIA. «Sono rimasto sdraiato su quella panchina, con una caviglia slogata, un ginocchio sbucciato, una mano e la testa doloranti per via della caduta, da solo, senza che nessuno si sia fermato per chiedermi se avevo bisogno di aiuto: né le macchine, né tantomeno una signora che è passata in bicicletta con una bimba, né un uomo a piedi».


Ha dello sconvolgente il livello di menefreghismo raggiunto oggigiorno dalle persone, nelle parole di questo ragazzo di 20 anni, residente a Concordia, che sabato alle 21, mentre attraversava le strisce pedonali all’incrocio tra via Togliatti e via Per Mirandola, per evitare una macchina che procedeva ad alta velocità si è buttato a terra ai bordi della strada ferendosi. Senza che nessuno dei passanti non solo gli prestasse soccorso o si premurasse anche semplicemente di fermarsi. Un comportamento becero specchio dei tempi di paura e diffidenza in cui viviamo che, però, sconcerta proprio per quel senso di solidarietà che sarebbe dovuto e invece si è andato a perdere. A rimetterci questo ragazzo, che potrebbe essere il figlio dei tanti che gli sono passati davanti voltandosi però dall’altra parte, che è finito all’ospedale con una caviglia slogata e una fasciatura che dovrà portare per due settimane.


«Stavo per svenire, da solo su quella panchina, dal dolore per la caduta e dalla paura di aver evitato quella macchina per un soffio - racconta il giovane - per fortuna sono riuscito a trovare la forza per rimanere in me e chiamare un amico, che ha poi avvisato suo padre. Dopo è arrivata l’ambulanza che mi ha portato a Mirandola. Dove mi hanno medicato e assicurato che non avevo nulla di rotto. Ma la caviglia è slogata e dovrò tenerla fasciata per 15 giorni. E proprio in pronto soccorso ho visto per caso i carabinieri ai quali ho raccontato l’accaduto. Anche se, purtroppo, mi hanno detto che dove sono caduto non ci sono telecamere e non è possibile risalire nemmeno alla macchina che mi ha quasi investito». (vale. c.)