Carpi, la versione dei tre vandali del Meucci: «Volevamo parcheggiare a scuola e poi scappare»

I tre hanno confessato e sono in carcere. Domani richiesta di convalida del fermo Le famiglie: «Siamo distrutti dal dolore per quanto hanno provocato i nostri figli»

Il "film" dei vandali di Carpi: "Lo abbiamo fatto per noia"

«Lo abbiamo fatto per noia, per vivere una notta diversa dalsolito, da leoni. Avremmo solo voluto parcheggiare i pullmini davanti alla scuola e poi andare via». Questo il senso, ammesso che ce l’abbia, confessato dai tre vandali fermati ai carabinieri. Sono sconvolte le famiglie di questi balordi: si tratta di persone integrate, lavoratori - uno dei genitori fa l’operaio in un’azienda tessile - e perfettamente consci della gravità di quanto hanno fatto i figli. In un caso, una coppia di genitori contattata dai carabinieri si è offerta di collaborare, salvo poi scoprire in un secondo momento che uno degli autori del gesto è proprio loro figlio. «Siamo distrutti dal dolore per quanto hanno fatto i nostri figli» hanno detto.

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I militari hanno individuato uno dei colpevoli grazie al nome ascoltato dai filmati: sono andati a casa sua, l’hanno perquisita, e hanno trovato un cellulare che ha ripreso la scorribanda. Poi, sia con i social, sia con i tracciati delle stazioni radiobase sono stati individuati gli altri due che, come il primo, hanno fatto di tutto per sottrarsi alla cattura, avvenuta sabato pomeriggio, davanti al McDonald, che è stato perquisito. Sono stati trovati tutti i capi d’abbiglamento ripresi, due telefonini con cui le “gesta” vengono immortalate, ma in uno la scheda era stata buttata.

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Un vandalo, poi, ha raccontato l’accaduto a un amico. I tre erano coperti da cappelli, cappuccio e la maglietta alzata fino agli occhi e sono stati avvistati da testimoni durante le due ore di scorribanda: una persona riferisce di avere visto in via Tre Ponti, dove i vandali hanno abbandonato il bus, una persona magra e di colore scappare. I vandali sono stati sottoposti sabato sera a fermo di indiziato di delitto (provvedimento simile all’arresto in flagranza che viene adottato dove emerge il pericolo di fuga) e si trovano al centro di prima accoglienza “Pratello” di Bologna, in attesa della convalida, che Silvia Marzocchi, a capo della Procura dei minori chiederà al gip domani.

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Le accuse sono: furto e danneggiamento aggravati e continuati, guida senza patente, interruzione di pubblico servizio. «I ragazzi hanno confessato e ammesso totalmente le loro responsabilità - spiega il loro avvocato difensore, Graziano Martino - I danneggiamenti non erano voluti, ma determinati dall’incapacità di guidare i bus. Loro avrebbero voluto posizionare gli autobus davanti all’ingresso principale del Meucci e poi andare via. Il gesto non è stato premeditato: hanno visto la stazione aperta e si sono intrufolati. Poi si è verificato un accavallarsi di eventi e la situazione è precipitata. Ma sono giovani integrati, vanno a scuola, fanno sport... E le famiglie sono distrutte. Occorrerà stabilire un percorso di reinserimento di questi ragazzi».
Difficile non pensare a tre anche per per altri atti vandalici registrati in città.
Serena Arbizzi