Aemilia, l’interrogatorio dei Bianchini 

Martedì la Dda chiama a parlare Augusto, Alessandro e Bruna Braga. C’è anche Bolognino dal carcere

REGGIO EMILIA. I Bianchini saranno i primi imputati a parlare al processo Aemilia, in corso a Reggio.
Accadrà martedì 9, quando inizieranno gli interrogatori richiesti dal pm Marco Mescolini. L’imprenditore Augusto Bianchini con il figlio Alessandro e la moglie Bruna Braga hanno manifestato ieri, tramite l’avvocato difensore Giulio Garuti, l’intenzione di rispondere prima alle domande dell’accusa, poi a quelle delle parti civili e dei difensori.
Anche Michele Bolgnino - il presunto boss considerato tra l’altro socio in affari di Bianchini - parlerà alla Corte e alle parti, come ha insistentemente confermato lui stesso ieri in videoconferenza, dal carcere dì L’Aquila dove è detenuto al carcere duro. Nell’elenco degli imputati ci sono anche Vincenzo e Giuseppe Iaquinta, l’ex calciatore della Nazionale e il padre imprenditore edile, entrambi di Reggiolo, anche loro imputati. Hanno invece già anticipato che non renderanno dichiarazioni, e lo confermano, i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, titolari di una ditta edile e colpiti da pesanti sequestri patrimoniali.
La data dell’udienza è stata confermata dopo una mattinata di disquisizioni procedurali e in un’aula bunker pressoché deserta, dopo l’annunciata intenzione degli imputati detenuti di aderire allo sciopero in corso degli avvocati.
L’udienza ieri è stata sospesa tre ore, per la definizione di due ordinanze adottate dalla corte presieduta dal giudice Francesco Maria Caruso. In una ordinanza si prende quindi atto della mobilitazione degli avvocati penalisti contro diversi aspetti della riforma del processo penale, già approvata con voto di fiducia al Senato e in attesa del via libera della Camera, a cui hanno aderito con il consenso dei loro assistiti anche i legali difensori di Aemilia. Lo sciopero si concluderà il 5 maggio. Ma la questione che si era posta era anche un’altra: guidando le perplessità di altri avvocati difensori, il prof Garuti aveva chiesto di procedere all'esame degli imputati solo dopo il completamento delle operazioni di trascrizione delle intercettazioni telefoniche raccolte dalle forze dell'ordine, su cui si fondano accuse che vengono mosse ai loro clienti. Un'operazione per cui lo stesso tribunale aveva incaricato circa un anno fa dei periti super partes, ma non ancora finita per l'incredibile numero di atti da trascrivere. Molte delle intercettazioni sono peraltro in uno strettissimo dialetto calabrese. Garuti, a proposito di interrogatori a intercettazioni ancora non trascritte, aveva parlato di una ingiusta compressione del diritto di difesa, ma la Corte ha respinto l’istanza, ritenendo che siano a disposizione i verbali dei carabinieri e ammettendo però la possibilità, al bisogno, di ascoltare in aula singole intercettazioni, se di interesse negli interrogatori.
Alberto Setti