Da manager della Ferrari a imprenditori di successo 

Nove anni fa la scelta vincente di Carretta, Ferrari e Tonolo, tutti veneti, che si sono lanciati nel difficile mondo della gestione della catena di fornitura

L’azienda si chiama Makeitalia, ha sede a Castelfranco e si occupa di supply chain management, terminologia che, esclusi gli addetti ai lavori, ai più risulta sconosciuta. Si può tradurre in “gestione della catena di fornitura”, un ambito basilare in tante imprese ma è meglio che sia Marcello Carretta, uno dei tre soci fondatori di Makeitalia, a spiegare di cosa si tratta: «La gestione della catena di fornitura - dice Carretta - deve risolvere problemi aziendali complessi su tre livelli: competitività dei costi di acquisto, qualità dei prodotti e valori di magazzino sotto controllo, tempi delle consegne caratterizzati da puntualità. Tutti questi obiettivi devono essere raggiunti con una corretta gestione dal punto di vista logistico. Ma sono tanti i quesiti che un cliente, vale a dire un’impresa, può porre a Makeitalia quando chiede aiuto. Può chiedere di valutare i possibili fornitori in un determinato ambito e scegliere quello migliore per le esigenze dell’azienda, oppure c’è la richiesta di un progetto per organizzare la stessa catena di fornitura e molto altro. Ma non siamo dei semplici consulenti, non ci limitiamo a fare analisi ma siamo in grado di scendere in campo concretamente a fianco o al servizio dell’azienda nostro cliente in relazione alle esigenze».
Makeitalia nasce nel 2008 grazie al coraggio di tre manager veneti che lavorano alla Ferrari: a Maranello da tempo si occupano di problemi legati alle attività logistiche e hanno accumulato una grande esperienza. Sono lo stesso Carretta, padovano ora 45enne, Roberto Ferrari, veronese di un anno più giovane, e Francesco Tonolo, 48enne di Venezia.
«Abbiamo avuto coraggio - ammette Carretta - perchè non era facile lasciare posizioni sicure in Ferrari, e non di basso livello, per diventare imprenditori. Ma ci siamo chiesti se non era il caso di mettere a frutto tutta quella esperienza a favore di altre aziende, certi che era un settore in cui ci sarebbe stato tanto da lavorare».
Tre veneti che lavorano da tempo a Maranello, inevitabile chiedersi per quale motivo abbiano scelto Castelfranco come sede aziendale. «Non è stata casuale - spiega Carretta - Castelfranco è tra Modena e Bologna, nel cuore della Terra dei motori, e va detto che il settore metalmeccanico e l’automotive sono certamente importanti per la nostra attività, poi nel Bolognese è sviluppato il settore della macchine automatiche, pure questo molto rilevante per noi, di fatto si tratta di cluster industriali tra Modena e Bologna in cui abbiamo una clientela importante, anche se ora Makeitalia è cresciuta al punto da avere notevolmente ampliato l’attività in ambito nazionale e si occupa di altri settori produttivi come la nautica o le piastrelle».
E vediamo i numeri che dimostrano l’evoluzione di Makeitalia. L’azienda di Castelfranco chiude il 2016 con dati inequivocabili: 6,7 milioni di euro di fatturato (4,7 milioni nel 2015), 15 nuove assunzioni che arricchiscono un organico in continua crescita, ora i dipendenti sono 54, un portafoglio clienti dove spiccano i più importanti nomi dell’industria italiana e una crescita in doppia cifra prevista nel 2017.
«Ma non ci fermeremo qui - aggiunge Carretta - perchè abbiamo sempre necessità di ingegneri gestionali e anche per questo teniamo rapporti stretti con le università italiane. La ricerca è un punto fondamentale della nostra attività, un 5 per cento del fatturato è destinato alla ricerca per l’innovazione, indispensabile per chi, come noi, non vuole soltanto eseguire quanto richiesto dal cliente ma appunto può affiancarsi rispetto a determinate esigenze o addirittura fornire direttamente quanto richiesto, compresa, per fare un esempio, una parte della produzione entrando nella catena della fornitura: una volta entrati nell’ambito della catena stessa, possiamo gestirla. E questo anche all’estero, dato che ormai la competizione è globale. Da qui deriva l’esigenza di essere sempre all’avanguardia, di occuparsi della ricerca grazie ai rapporti con gli atenei, di essere pronti a intervenire e non limitarsi alla consulenza. Noi possiamo mostrare direttamente sul banco di prova quello che il cliente può acquistare per la fornitura. Ci definiamo un’azienda per le aziende - dice ancora Carretta - e vogliamo che a parlare per noi siano i risultati, per certi versi il passaparola più che gli investimenti in pubblicità. L’esperienza ci insegna che un progetto che porta risultati tangibili vale più di mille parole. Ci sono clienti con cui lavoriamo da anni e che ci rinnovano la fiducia a ogni nuova attività svolta».