Giovanardi: «Sospendermi? È assurdo» 

«Nella commissione parlamentare ci resto, anche altri colleghi sono indagati. E poi non è prevista alcuna autocensura».

«L’autosospensione non è prevista dalle norme. E non ho intenzione di sospendermi dalla Commissione Parlamentare Antimafia, perché se passasse il principio che basta essere querelati o indagati, allora andrebbe applicato a tutti i componenti della Commissione, che ne sarebbe paralizzata».
Carlo Giovanardi replica così, all’indomani della richiesta dell’ufficio di Presidenza della stessa commissione parlamentare di cui fa parte, commissione chiamata a seguire norme e azioni contro la mafia, e che invece si ritrova il senatore modenese indagato proprio per avere favorito un’associazione mafiosa. Richiesta di autosospensione rispedita al mittente, insomma.
Con Giovanardi si schiera anche il nuovo gruppo politico Idea, di cui il modenese fa parte: entrando nel merito, i colleghi di partito di Giovanardi definiscono “ridicole” le imputazioni che i magistrati della Dda di Bologna, Beatrice Ronchi e Marco Mescolini, muovono al potente politico e ad altri indagati, inclusi i componenti della famiglia Bianchini, nell’inchiesta Aemilia ter. Silenzio tombale invece su tutta la linea da parte delle altre forze politiche, a significare la delicatezza della vicenda, ma anche il timore che possano essere compromessi equilibri che su “Idea” evidentemente fanno comunque perno.
Giovanardi prova il contropiede, a frenare eventuali ulteriori sortite dei colleghi: «Ammetto che la Gazzetta mi ha chiamato mercoledì sera quando è stata diffusa questa richiesta, ma non ho potuto rispondere. Ero infatti impegnato nella giunta delle autorizzazioni a procedere, per valutare la posizione di due colleghi della Commissione parlamentare antimafia, che sono stati querelati per diffamazione dal presidente di una associazione antimafia di Ostia, i colleghi Mirabelli ed Esposito, a seguito di dichiarazioni rese in una conferenza stampa. Abbiamo accertato come i due colleghi si fossero già espressi con quelle considerazioni in commissione, una decisione se autorizzare o meno il procedimento verrà presa a giorni...», dice Giovanardi, accomunando la sua posizione a quella di altri colleghi: «Quando sono uscito mi sono ritrovato sul tavolo la comunicazione dell’ufficio di Presidenza».
«Ritengo che se questo principio dovesse valere, allora deve valere per tutti». La richiesta di autosospensione è stata infatti indirizzata anche al deputato Riccardo Nuti, coinvolto nella questione delle firme false in Sicilia. «Ma se bastasse una querela o un’iscrizione nel registro degli indagati allora questo equivarrebbe a bloccare l’attività della Commissione».
Giovanardi sottolinea come l’istituto dell’autosospensione non esista (i componenti della Commissione sono nominati su indicazione dei gruppi parlamentari), e aggiunge che nei fatti non sarà tutto quel problema, essendo molto impegnato: «Faccio parte della giunta delle autorizzazioni a procedere e della Commissione difesa, non ho sempre tempo e possibilità di partecipare ai lavori della commissione antimafia».
Alberto Setti