Aemilia, è guerra sullo sciopero dei legali

La Corte del maxiprocesso Aemilia – presieduta dal modenese Francesco Caruso, giudici a latere Cristina Beretti e Andrea Rat - dopo quattro udienze saltate per lo sciopero dei penalisti chiama in...

La Corte del maxiprocesso Aemilia – presieduta dal modenese Francesco Caruso, giudici a latere Cristina Beretti e Andrea Rat - dopo quattro udienze saltate per lo sciopero dei penalisti chiama in causa la Corte costituzionale. Con una ordinanza, i giudici chiedono alla Corte di valutare la possibilità per gli avvocati difensori di astenersi dalle udienze anche in presenza di imputati in carcere, anche nel caso abbiano l’assenso dei propri assistiti. La questione di legittimità costituzionale sollevata si scontra con le iniziative in campo nazionale delle Camere Penali che, a suon di scioperi, sta contestando la riforma del processo penale. I giudici del maxi processo di Reggio (con tanti imputati modenesi) ritengono contro i principi della Costituzione quella parte del codice di autoregolamentazione che disciplina la materia dello sciopero degli avvocati. L’altro giorno dopo nove ore di camera di consiglio, la Corte ha emesso un’ordinanza di 17 pagine che “sospende il giudizio in ordine alla richiesta di rinvio dell’udienza formulata dai difensori degli imputati con il consenso degli stessi; manda alla cancelleria di notificare la presente ordinanza al presidente del Consiglio dei ministri, nonché di darne comunicazione al presidente del Senato e al presidente della Camera dei deputati; dispone la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale”.
Una questione che se accolta può diventare un caso nazionale, anche se i tempi non saranno brevi. L’associazione dei penalisti ha già risposto, contestando nel merito l’ordinanza. Il processo, finito lo sciopero, riprenderà. «Il processo nel quale la questione è sollevata, è un processo di criminalità organizzata (imputazioni prevalenti ex articolo 416 bis) con più di 150 imputati – rimarcano i giudici di Reggio – e centinaia di capi d’imputazione, una mole abnorme di atti d’indagine e di prove assunte e da assumere. In questo contesto la reiterazione di astensioni e di rinvii disarticola e sconvolge la programmazione della fase dibattimentale, con aggravio consistente dei costi, posto che l’allestimento dell’aula, la sua sicurezza, i servizi di vigilanza e di videocollegamento producono rilevanti costi fissi». La corte qui si concentra sull’effetto del rinvio sulla libertà personale degli imputati, sul giusto processo con imputati detenuti, sul diritto di difesa, sul rapporto fra ragionevole durata del processo e durata del termine massimo carcerazione preventiva».