Si fa male mentre lavora e lo licenziano: «Assurdo» 

Castelvetro. Padre di famiglia separato si è lesionato la spalla scendendo le scale «Situazione surreale: chiedo giustizia e di poter guadagnare per i miei due figli»

CASTELVETRO . Si infortuna sul lavoro e lo licenziano. È la storia di Roberto Picerni, 64 anni, castelvetrese, che sta battagliando per far riconoscere i suoi diritti nei confronti della cooperativa che lo aveva assunto. Il tutto è iniziato lo scorso 30 agosto. Roberto, all’epoca, lavorava in Inalca, nel reparto lavorazione e conservazione carni, tramite la cooperativa GesCar. «Mi stavo recando negli spogliatoi - racconta -, e sono scivolato lungo le scale a causa dei gradini infidi. Per proteggermi dalla caduta, istintivamente mi sono aggrappato ad una specie di passamano, poi, cadendo con violenza sulle scale, ho cercato di proteggermi mettendo le mani avanti». Il dolore a spalle e mani è intenso, e Roberto si reca al pronto soccorso di Vignola. All’ospedale, il medico dell’Inail, tenendo anche conto di precedenti infortuni del lavoratore (rottura del tendine alla spalla e frattura dello scafoide alla mano), stabilisce che l’infortunio subito da Roberto lo rende inabile al lavoro, con prognosi che durerà fino al 10 ottobre. Nel frattempo, il dolore alla spalla sinistra persiste. «Mi sono sottoposto a una risonanza magnetica il 15 settembre, all’ospedale di Sassuolo. Qui mi è stata diagnosticata una lesione al tendine di 15 millimetri». L’11 ottobre, Roberto torna all'Inail, consegnando il referto al medico. Il quale, però, dichiara che, da quel momento, Roberto non è più di loro competenza, e dallo stato di infortunio sarebbe passato a quello di malattia. «Il motivo è surreale - commenta il castelvetrese -: secondo chi mi ha visitato, non avrei detto, né al pronto soccorso, né al primo medico Inail, che, scivolando, mi sono aggrappato a qualcosa prima di cadere sulle scale». Situazione che fa da preambolo al peggio, che arriva a marzo di quest’anno: «Il 16 marzo, la GesCar mi comunica, senza alcun preavviso, che avendo superato di sette giorni il periodo di malattia previsto dal contratto nazionale, venivo licenziato». Da marzo, quindi, Roberto è a casa senza stipendio. «Roberto è uno dei 200 lavoratori che due anni fa lavoravano per Consorzio Euro 2000, cooperativa cui si affidava Inalca e che ora è fallita - dice Marco Bottura della Cgil -. Allora lui come tanti avrebbero avuto diritto a un anno di malattia, ma con i cambi di appalto il periodo è sceso a sei mesi» «Ho 64 anni, sono separato e ho due figli da mantenere - lamenta -. Non ho mai chiesto privilegi per questa mia condizione, non mi sono mai tirato indietro dal lavoro». Il lavoratore non si è tirato indietro neanche questa volta, e ha contattato la Cgil, con la quale ha fatto ricorso. Una prima vittoria è giunta: l’Inail ha riconosciuto 28 giorni in più di durata dell’infortunio. «Questo fa cadere i presupposti per il licenziamento», dice Roberto, che per il momento può tirare un sospiro.