Modena, ricatto hard a un prete: condannate tre donne

Un anno e otto mesi a testa (pena sospesa) al termine del processo con rito abbreviato (qui di già comprensivo dello sconto di un terzo della pena). Una provvisionale di 3mila euro alla parte civile. Video usato per il ricatto

MODENA. Un anno e otto mesi a testa (pena sospesa) al termine del processo con rito abbreviato (qui di già comprensivo dello sconto di un terzo della pena). Una provvisionale di 3mila euro alla parte civile in attesa della quantificazione del danno in sede civile.
È questa la condanna decisa ieri dal gip del Tribunale di Reggio per le tre donne residenti a Modena accusate di aver ricattato un anziano sacerdote reggiano con un video hard che riprende un massaggio particolare al sacerdote.
Le imputate sono due egiziane residenti a Modena – la 55enne Sally Aili Moursi e la 37enne Nahed Mohamed Aly Abou El Enin – le “registe” del video, accusate con la complicità dell’albanese 40enne Valjeta Zebeli che compare pure lei nel filmato.

Tutte e tre sono state denunciate dal prete 78enne, che abita in un centro della provincia di Reggio, per un incontro avvenuto nella sua casa nell’estate del 2012.
In quell’occasione il sacerdote venne ripreso dal video mentre era nudo con le due massaggiatrici.
Alcuni giorni dopo l’incontro una delle tre si è presenta dal sacerdote spiegando che aveva conservato in un dvd le scene scabrose e che per avere il dischetto voleva 60mila euro. Il sacerdote, preso dall’angoscia, ci ha riflettuto finendo per andare in Questura e avviando l’indagine.

Una scena scabrosa - della quale non si sa altro (il processo si è tenuto a porte chiuse) - che ha spinto il pm Katia Marino - all’epoca alla Procura di Reggio e oggi in servizio a quella di Modena - a indagare in modo approfondito sulla vicenda, concludendo con una richiesta di rinvio a giudizio per le due egiziane e la “comparsa” albanese.
Ma proprio durante la fase delle indagini le tre hanno iniziato ad avere versioni sempre più discordanti nel ricostruire l’accaduto e sono finite per accusarsi tra di loro per attribuirsi l’una con l’altra le responsabilità dell’accaduto. Il caso è sempre stato trattato con basso profilo per via della figura d sacerdote coinvolto.
È ovvio che la riservatezza era un elemento centrale in questa vicenda e infatti costituito parte civile tramite l’avvocato Federico Bertani, chiedendo un risarcimento-danni di 5mila euro, con l’intenzione poi di devolverli in beneficenza. «Il sacerdote è molto provato da questa vicenda» si è limitato a dire l’avvocato Bertani in occasione della prima udienza evitando di entrare nel dettaglio del caso scabroso.
Anche ieri la parte civile ha cercato di evitare commenti o dichiarazioni su come era andata l’udienza, nonostante il giudice abbia riconosciuto che il suo anziano assistito è stato vittima di un ricatto a luci rosse. (c.g.)