Modena. «Lezione di sesso, i genitori sapevano»

La scuola Sant’Agnese difende la maestra, ma non commenta il contenuto delle schede distribuite agli alunni di 10 anni

Scuola, l'educazione sessuale è ancora una questione irrisolta

MODENA. Si dicono stupiti. Non tanto per il merito del materiale discusso in classe, del quale preferiscono non parlare, ma per la presa di posizione di un genitore, che avrebbe dovuto essere al corrente del progetto sull’educazione sessuale nella scuola di suo figlio.



Il tema è ancora quello delle scuole elementari Sant’Agnese di Modena, dove lunedì scorso un’insegnante ha parlato di sesso ai bambini di una quinta elementare, facendo arrabbiare Franco Piacentini, presidente dell’Associazione familiari e vittime della strada e papà di uno degli alunni: a lasciarlo perplesso non è stato il tema al centro della discussione portata avanti in classe, ma il materiale distribuito ai bambini di dieci e undici anni, in cui si parla esplicitamente e dettagliatamente dell’atto sessuale.

Ma a replicare oggi, difendendo la scelta della docente che ha parlato ai bambini, è la dirigente scolastica Maria Tedeschi, con una nota condivisa con il presidente del comitato genitori Alessandro Dotti. «La lezione di educazione all’affettività che pare aver turbato un genitore - spiegano - era stata richiesta alle docenti dai genitori stessi in più occasioni. In particolare, vista la comparsa di alcuni comportamenti di curiosità mista a malizia in ragazzini che a undici anni manifestano i primi atteggiamenti tipici della preadolescenza, nel corso dell’ultima assemblea dei genitori (il 26 aprile scorso) era stato esplicitamente richiesto alle maestre di affrontare il discorso in maniera didattica, in modo che ogni genitore potesse poi proseguirlo a casa in modo personale. Stupisce scoprire che uno dei genitori si è sentito impreparato a rispondere alle domande del figlio - incalzano la dirigente e il presidente del comitato genitori - e che non avesse partecipato alla vita della scuola abbastanza da apprendere quanto concordato nelle dovute sedi. Inoltre, ove non fosse stato d’accordo, sorprende che non lo abbia segnalato alle docenti o alla rappresentante di classe, che aveva condiviso con tutti i genitori la decisione presa assemblearmente».

Tedeschi e Dotti fanno inoltre notare che «non è vero che la preside abbia chiamato la docente a chiarire quanto accaduto: è stata lei che si è presentata spontaneamente in direzione, preoccupata perché qualcuno stava fotografando i bambini all’uscita da scuola. La stretta collaborazione tra famiglie e scuola permette di costruire grandi progettualità - concludono la dirigente scolastica e il rappresentante dei genitori - ma si esplica soprattutto nella presa in carico di una reale corresponsabilità educativa: insieme si educa. Quando, però, si ritiene che il patto educativo stretto con gli insegnanti dei propri figli non funzioni al meglio, correttezza vuole che se ne parli in primis con i docenti e, se non soddisfatti, si contatti il dirigente scolastico». Secondo dirigente e comitato genitori, insomma, si è trattato di un problema di un solo genitore, mentre per quanto riguarda il merito del materiale consegnato ai bambini - e sul suo essere o meno troppo esplicito - preferiscono il no comment.
 

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