Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Dalle lacrime al successo: storie di Ricostruzione a San Felice

Sette imprenditori hanno raccontato in piazza come in cinque anni le loro aziende sono rinate, assumono e guardano al futuro con speranza

SAN FELICE. Sette storie che valgono più di tanti numeri (importanti). C’è il giovane imprenditore che ricordando quel giorno e quei mesi ad un certo punto non si vergogna di piangere e svela di aver avuto più di una chances per trasferire tutto. Anche all’estero. «Ma alla fine non abbiamo tradito il nostro paese. La nostra terra. Siamo stati in trincea. Messo a garanzia tutto per anticipare gli investimenti e cavalcare la rinascita... Oggi corriamo davvero, dobbiamo aprire un’area per la lo ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

SAN FELICE. Sette storie che valgono più di tanti numeri (importanti). C’è il giovane imprenditore che ricordando quel giorno e quei mesi ad un certo punto non si vergogna di piangere e svela di aver avuto più di una chances per trasferire tutto. Anche all’estero. «Ma alla fine non abbiamo tradito il nostro paese. La nostra terra. Siamo stati in trincea. Messo a garanzia tutto per anticipare gli investimenti e cavalcare la rinascita... Oggi corriamo davvero, dobbiamo aprire un’area per la logistica per servire anche il mercato statunitense».

Sette storie sotto le stelle dal cuore ancora ferito di San Felice. In quello che con la Torre dell’Orologio era il salotto della cittadina. Per un “reset”. Dove a parlare sono gli imprenditori sanfeliciani che raccontano come ci si rialza in piedi, di fronte a una piazza piena e che come tutta la Bassa merita di sentire altre storie come queste a fianco dei numeri che snocciolano Comuni e Regione, ricordando (giustamente) da dove si è partiti in quel maggio del 2012 e che in contesto nazionale ci si muoveva.

Per la Bassa ora è tempo di far conoscere che eccellenze spesso nasconde e sviluppare il suo potenziale con una voglia di eventi, di riscoperta del territorio che sta contagiando un po’ tutto il Modenese. C’è la Corob con Francesco De Lucia che svela: «Siamo una delle prime aziende nella produzione di tintometri, deteniamo decine di brevetti sparsi per il mondo l’innovazione è il nostro core business: 110 dipendenti, proprietà di una private equity italiana, fondo con cultura industriale che scommette su questa area». E c’è la storica International Paper, cartiera all’interno di un gruppo internazionale con quattro stabilimenti sparsi per l’Italia. «Il terremoto è stato un elettroshock. Un catalizzatore di relazioni e persone. Da quel giorno tutto è cambiato. E non solo lo stabilimento di San Felice: 190 dipendenti, ricostruzione a tempo di record e nessuno ha perso un’ora di lavoro - spiegano Lino Brusco e Walter Cantino - Dopo il sisma è cambiata la gestione del gruppo e San Felice è diventato il cuore di una osmosi a livello organizzativo».

Ha raddoppiato la superficie da 5 a 10mila mq la Ferropol della famiglia Molinari. «Pronti ad assumere ancora con la necessità imposta dalle tante commesse di avere un grande centro logistico - dice Raffaele - Dal 2012 siamo passati da 45 a 80 dipendenti e altri 25 sono i collaboratori esterni... ». «Non c’erano altri che facevano nella filiera del nostro gruppo questo tipo di lavorazione. Produciamo pezzi per la Maserati, della Lamborghini, parti dell’Alfa Romeo Stelvio sono made in San Felice - rivela Nillo Zagni, della Omr Fonderia, un passato di dirigente Ferrari - Adesso facciamo parte del gruppo Ing. Bonometti, leader in Italia. Prima del sisma cassa integrazione e livelli di qualità bassi. Abbiamo ricostruito i capannoni crollati con i contributi. Riqualificato tutto. Qualità altissima. Ci vogliamo allargare...».

Gli fa eco Giancarlo Desirò della Zincol: «Sì. In quei giorni abbiamo pensato pure di chiudere, ma dipendenti e istituzioni ci hanno fatto capire che invece stavamo sbagliando tutto. Beh, anche se il settore ha conosciuto tempi migliori, abbiamo raddoppiato il personale, l’azienda ha know how e impianti all’avanguardia. Da qui non solo non ci muoviamo ma ci ingrandiremo...».

Chi ha radici in questa terra da mezzo secolo è l’Italfrutta. «La realizzazione di nuove linee produttive finanziate con i fondi terremoto hanno permesso non solo di resistere ma di ripartire già sei-sette mesi dopo il sisma e ragionare su strategie commerciali più ampie, con più potere contrattuale sui mercati - commenta Diana Bortoli - Ma non basta. Stiamo studiano nuove idee...». Certo. E gli agricoltori devono capire anche che la loro attività va valorizzata con idee che devono andare oltre la produzione catturando il nuovo turismo ambientale, enogastronomico che sta facendo la fortuna di chi confina con la Bassa.

Come ha capito Ster (quella delle piadine, e non solo) che con l’ad Angelo Giovani è pronta ad internazionalizzarsi sempre più: «Stiamo investendo su nuove linee di produzione. Lavoriamo prodotti tutti a km 0 per dare forza al territorio. Il terremoto e la ricostruzione hanno velocizzato tutto questo».

Sette aziende, sette storie vincenti e che Leonello Guidetti, direttore generale di San Felice 1893 Banca Popolare guarda orgoglioso, con a fianco il sindaco Alberto Silvestri e l’assessore regionale alla Ricostruzione Palma Costi. Perché a volte più che i numeri a una banca basta ancora una faccia e una stretta di mano. A volte. “Eh già...!” direbbe quel signore di Zocca che sta riempiendo l’estate 2017 di noi Modenesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA