Ucciso ed evirato a Modena, le ossessioni della killer: «I nazisti e chi inquina»

Il racconto dell’omicida agli inquirenti nelle fasi successive all’arresto Ha riferito di “nemici” che le avrebbero fatto nel tempo «il lavaggio del cervello»

Omicidio a Modena: "Non mi accoltellare, mi uccidi"

MODENA. «È colpa dei nazisti, delle SS e di tutte quelle persone che stanno complottando contro le sorti del mondo, che vogliono il male del mondo. Non il demonio, non entità soprannaturali, ma persone che agiscono di nascosto, inquinando piano piano i fiumi e i mari, persone che in segreto alterano la composizione dei cibi e così facendo, distribuendoli in seguito ai popoli, li stanno lentamente uccidendo. Anche nell’aria queste persone malvagie e perfide stanno diffondendo agenti inquinanti che possono diffondere malattie e creare epidemie».



Verona Popescu ha raccontato così agli inquirenti che sono stati “loro” i mandanti, “loro” a stravolgerla, a preoccuparla, a mandarla talmente in paranoia da spingerla ad uccidere il suo compagno Claudio Palladino. Come se le avessero fatto il lavaggio del cervello. Lei, talmente sconvolta per questi fatti, «a forza di sentire casi che possono essere imputati a questi personaggi ombra che complottato, dietro ai quali c’è la regia della Germania, dei nazisti», a forza dunque di sentirsi letteralmente «perseguitata» da questa realtà, non avrebbe retto allo “stress” e quindi ha agito in modo violento. Ma questo quadro non è stato fornito in modo così chiaro agli inquirenti che hanno ascoltato la confessione della donna dopo l’omicidio. Il suo racconto piuttosto, è stato quasi un delirio, frammentario e sconclusionato. Iniziava parlando dei nazisti e poi si arrivava alle acque inquinate. Lei in pratica avrebbe affermato che tutte queste brutte cose le avevano fatto il lavaggio del cervello, arrivando ad essere ossessionata e pertanto fragile.

La procura ha definito queste motivazioni “fantasie”, precisando però che si dovrà chiarire, indagare e analizzare il tutto perché queste “fantasie” potrebbero essere dovute a motivi distinti. O allo choc delle fasi immediatamente successive all’omicidio: uno sconvolgimento così forte che potrebbe aver causato questa specie di delirio mentale. Oppure se questa fantasia è radicata da tempo nella mente della donna. Oppure ancora se si tratti di una forma di difesa, di un racconto volutamente fantasioso creato ad hoc per darsi un alibi, quello dell’infermità mentale, dell’esser incapace di intendere e di volere.

Allo stato attuale, come ha riferito il procuratore capo Lucia Musti ieri nella sede di corso Canalgrande alla presenza del magistrato Lucia De Santis che segue il caso, la Procura ha escluso la pista passionale o quella legata alla sfera affettiva o sessuale, come sulle prime si poteva pensare, vista l’evirazione della vittima. E non dovrebbe sussistere nemmeno l’ipotesi economica: la donna era stata la badante del padre di Claudio Palladino, i due si conoscevamo, come hanno riferito gli inquirenti, da almeno quattordici anni. In più il 63enne, che stava bene economicamente, aveva appena terminato le operazioni per acquistare, a proprie spese, un appartamento proprio nella stessa casa in via Mar Adriatico, ad un piano inferiore. Un regalo fatto a Verona Popescu: nel nuovo appartamento da lui acquistato sarebbe andato a vivere il figlio di lei. Eppure, a detta degli inquirenti, almeno in base a quanto hanno per ora raccolto, l’ossessione della Popescu era di vecchia data. C’erano già “tracce” di queste sue convinzioni: le avrebbe da qualche anno esternate più volte al suo compagno. Gli inquinatori, i nazisti, il male che ci circonda indotto da persone cattive: più volte il 63enne avrebbe detto a lei di non stare a credere a quelle che lui diceva fandonie, fantasie appunto.

Stefano Totaro