«Condannate Baglio e i suoi, Ralenti no» 

Le richieste della Procura però non convincono la parte civile: «Anche l’ex sindaco è responsabile dell’abuso d’ufficio»

SERRAMAZZONI. Sei anni di carcere per l’ex soggiornante obbligato Rocco Antonio Baglio (più 5mila euro di multa), tre anni e quattro mesi (più 6mila euro) per Marcello Limongelli, tre anni e un mese per Salvatore Guarna (più 2200 euro), suoi complici di tentata estorsione, e 7 mesi (più 500 euro) per l’ex presidente dell’Asd Fc Serra Marco Cornia per turbativa d’asta nell’appalto stadio. Queste le richieste del pm Claudia Natalini ieri al processo Teseo (presente una folta delegazione di Libera), quello sugli appalti di Serra e l’allarme ’ndrangheta. Nulla per Luigi Ralenti, nonostante il coinvolgimento dell’ex sindaco in gravi episodi (prescritti) e il fatto che «è pacifico il suo interesse nella vicenda di compravendita di Berzigala» come ha sottolineato lo stesso pm, aggiungendo che «Ralenti faceva l’immobiliarista prima di diventare sindaco e ha continuato a farlo per tutto il suo mandato, anche nel suo ufficio in municipio». Ma quella storia, per cui Ralenti è imputato per abuso d’ufficio, a suo giudizio è da considerarsi prescritta.

Di parere diverso la parte civile del Comune, l’avvocato Pina Di Credico, che ha chiesto con forza la condanna dell’ex sindaco. La storia è questa: l’interesse di Ralenti secondo il pm si è concluso il 6 novembre 2006 quando Giorgio Braglia, che doveva acquistare i terreni da Giordano Galli Gibertini (che a sua volta doveva acquistarli da Emanuela Fontanazzi e Salvatore Di Lorenzo) con la promessa del loro passaggio da agricoli in artigianali, rinunciò per le lungaggini della variante. Per la Di Credico invece Ralenti aveva ancora un interesse quando la variante passò in Consiglio comunale il 20 gennaio 2011. A riprova il legale ha portato anche le proteste sulla variante dell’allora consigliere di opposizione Fausto Leonelli, a cui Ralenti rispose che «l’obiettivo è creare un’area artigianale (anche senza imprenditori interessati, ndr) e vendere lotti». Il che sarebbe stato di vantaggio sia per l’amico Di Lorenzo che per lui, 20-30mila euro di benefit secondo l’accusa.

Su questi aspetti dovrà riflettere il Collegio nell’esaminare la posizione dell’ex sindaco. Accusa invece unanime nel richiedere le altre condanne. Con un di più: la Di Credico ha chiesto anche, per il danno patito dal Comune, 100mila euro di provvisionale pro capite a Ralenti e Gibertini, 80mila a Baglio e ben 500mila a Cornia (per la fideiussione sullo stadio).

È stata ripercorsa tutta l'indagine, partita da un'intercettazione della Dda di Perugia del 28 novembre 2009 in cui, secondo l’accusa, si sentono Baglio, Limongelli e Guarna che salgono con un Freelander per andare a incendiare a Valle la casa di Gibertini, che «ha messo sotto il sindaco di 400 milioni», come dice Baglio. La Dda di Perugia inizialmente contestò l’aggravante mafiosa, poi archiviata dalla Dda di Bologna. Ma rimase l’allarme per certe metodiche, soprattutto verso Baglio. Per questo e altri incendi, e non solo. Vedi il suo ruolo di pacificatore in un altro affare immobiliare, quello di Montesalino (Montagnana), «quando chiese 20mila euro per la sua mediazione: io questo - ha rimarcato la Natalini - lo chiamo pizzo, e non mi vergogno a dirlo. Non so se Baglio è un mafioso, ma in questa storia ha discorsi da padrino e si dà arie di un certo tipo». Incutendo paura, a Gibertini in primis, che quando va a denunciare le minacce subite lo fa incredibilmente portandosi dietro Baglio che l’aspetta in macchina e, mentre lui è ancora dai carabinieri, gli manda il messaggio: «Hai finito?». E via dicendo. Baglio che Ralenti conosceva già da inizio 2008, non si sa come. E per il quale era pronto a spendersi come sindaco richiedendo favori per la sua famiglia anche ai colleghi sindaci di Formigine (Richeldi) e Maranello (Bursi), che reagirono con disappunto.