MODENA. Un incendio doloso, probabilmente nato da un qualche screzio, da piccole ritorsioni, da un presunto torto subìto magari proprio da qualcuno che usufruisce dei servizi della struttura stessa. Ma per il fatto nel mirino sia finito un cosiddetto “obiettivo sensibile”, già in un recente passato al centro di volantini affissi dall’estrema destra, la polizia indaga con massima attenzione e, come sempre, non viene esclusa a priori alcuna ipotesi anche se per ora si parte dal reato di danneggiamento.
Si tratta di Porta Aperta, la “casa” per tanti indigenti e persone che vivono in strada, il rifugio dei poveri della Caritas gestito dai volontari. Nello specifico si tratta dell’Arca, il mercatino dell’usato, “figlio” di Porta Aperta e che si trova accanto alla struttura di strada cimitero San Cataldo. Tutto è avvenuto l’altra sera verso le 20, quando il mercatino era chiuso e quando invece all’interno e all'esterno di Porta Aperta c’erano parecchi avventori. Sono stati proprio i volontari e gli stessi frequentatori che hanno visto il fumo, una alta colonna nera che si levava poco distante, tra gli armadi accatastati all’aperto e i capannoni del mercatino de l’Arca. Come sembra qualcuno o ha scavalcato il cancello principale, che non è alto (ma avrebbe potuto essere visto dalla gente in strada e anche essere filmato dalla telecamera di sicurezza della rete comunale piazzata su uno dei lampioni davanti all’ingresso di Porta Aperta) oppure è passato dal lato che confina con altre attività. Qualcuno armato di due bottigliette di plastica con benzina. «Il contenuto di una bottiglietta, presumo benzina, è stato sparso sul telone di plastica con cui copriamo le sedie - spiega Chiara Messora che assieme a suo padre Franco, il responsabile, si occupano del mercatino - e poi è stato dato fuoco. E si è alzato subito un grande fumo. Di fianco c’era un furgoncino che non è stato danneggiato e nemmeno le sedie sottostanti. Quando è arrivata la polizia è stata trovata, oltre a quella svuotata, anche un’altra bottiglietta che non era stata usata. Forse hanno mollato tutto e sono fuggiti. Il danno provocato è pressoché nullo». Il telo è ignifugo: chi ha agito a spruzzato la benzina dalla bottiglia, ed è probabile che ci sia stato anche un ritorno di fiamma, tale da bruciare le mani al malvivente. Da qui la fuga con l’abbandono di tutto sul posto. L’indagine è seguita dalla polizia, che fra l’altro cercherà negli ospedali qualche ferito. Tra le ipotesi degli inquirenti vi sarebbe quella di una lite avvenuta la mattina stessa in merito alle compravendite del mercatino: Alcuni nomadi avrebbero voluto prendere qualcosa oppure vendere e avrebbero avuto da dire. Altra ipotesi quella di un nomade ubriaco che avrebbe avuto da ridire con qualcuno. Ma la lite non viene confermata al mercatino. Franco Messora: «Non ci risulta nessuna lite né allontanamento di persone. Noi non facciamo affari, cerchiamo di dare a chi ha bisogno e con determinate regole. C’è comunque sempre qualcuno che non vuole capire queste semplici regole e ci vuole tanta pazienta». «Qualunque sia la motivazione di questo gesto esecrabile – affermano i responsabili del centro – non potrà fermare il nostro servizio di accoglienza nei confronti dei poveri, dei migranti, degli ultimi». I responsabili ricordano che il Centro è stato oggetto di provocazioni a sfondo razzista che si sono concretizzate solo con l'esposizione di cartelli contro l'attività di accoglienza dei migranti. «Un gesto gravissimo, da condannare con decisione - ha detto il sindaco - spero che le indagini assicurino alla giustizia al più presto esecutori e mandanti». Sconcerto e condanna del gesto sono stati espressi da Per me Modena, Sinistra Italiana, Confesercenti, Mdp.
