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Ricostruzione: donna disabile di 86 anni vive da 5 in un container

San Felice. Lei e la famiglia al centro di un nuovo caso controverso L’appello dell’avvocato: «Non discuto di responsabilità, ma il progetto non parte»

SAN FELICE. La signora Carminella ha 86 anni. Un’altra anziana donna della Bassa, una terremotata al tramonto della vita, che per la famiglia e per la dignità quella vita l’ha spesa. Carmelina, con la figlia Gabriella e il nipote Tonino, vivono da oltre cinque anni in un container e in una roulotte. Assieme peraltro ai tre cagnolini di famiglia.

Cinque anni e passa, senza che si sbloccasse per le solite controverse e complesse ragioni il progetto che dovrebbe consentire la sistemazione della ...

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SAN FELICE. La signora Carminella ha 86 anni. Un’altra anziana donna della Bassa, una terremotata al tramonto della vita, che per la famiglia e per la dignità quella vita l’ha spesa. Carmelina, con la figlia Gabriella e il nipote Tonino, vivono da oltre cinque anni in un container e in una roulotte. Assieme peraltro ai tre cagnolini di famiglia.

Cinque anni e passa, senza che si sbloccasse per le solite controverse e complesse ragioni il progetto che dovrebbe consentire la sistemazione della loro vecchia casa, in via Rotta 275, nelle campagne di San Felice. Casa che è rimasta in piedi, in qualche modo, e che la famiglia non ha mai voluto abbandonare, per un motivo o per l’altro. Sicuramente perché non è facile spingere un anziano ad andarsene, per quanti contributi gli si possano prospettare. Chi ci ha provato, ha dovuto desistere.

«Mia madre - spiega la figlia Gabriella Natali - fa fatica a fare pochi metri di passo. Ci avevano in effetti offerto delle soluzioni, siamo ancora in cerca, ma abbiamo rifiutato perché c’erano le scale da fare. Lei non riesce...». E così, come sta capitando a casa di tanti altri, è arrivato il container, messo a disposizione dalla Regione.

Dopo 5 anni, dopo qualche scappatella dentro e fuori la vecchia casa comunque inagibile e pericolante, anche questa famiglia si domanda cosa significhino la ricostruzione e valori solidali di cui dovrebbe ammantarsi.

Inutile, in questo contesto, cercare le responsabilità di questo fallimento umano. Il Comune di San Felice si è fatto una certa fama, in questi anni, tanto che molti tecnici rifiutano incarichi e clienti in zona, così come le banche (una nello specifico) rifiutano di aprire i relativi conti correnti. Ma spesso e volentieri la verità è anche un’altra: quella di tecnici privati non così provveduti, non così attenti. Capaci magari di accampare al momento dell’incarico entrature e parentele e di dimenticarsi nel concreto dei clienti meno brillanti, o dei casi più difficili. Questioni troppo complesse, anche per questa famiglia di persone semplici, normali. Le quali hanno così deciso di rivolgersi ad un legale, l’avvocato Mario Gallini di Mirandola, per fare un po’ di chiarezza.

«Sono già stato cinque volte in Comune negli ultimi due anni, da quando provo ad aiutare questa famiglia - spiega il legale - La prima documentazione Mude fu sottoscritta dalle proprietarie a luglio 2015. Da ultimo, abbiamo ricevuto una lettera in cui ci venivano richieste numerosissime e dettagliate integrazioni, che non discuto. Abbiamo chiesto un nuovo incontro a fine luglio, e siamo in attesa. Non è tuttavia mia intenzione entrare nel merito tecnico, in questa fase. Ma al tempo stesso, da cittadino, non posso non condividere e soffrire per il disagio di una anziana di 86 anni, che vive in condizioni oggettivamente difficili. Disavventure che non merita nessuno, tantomeno un anziano terremotato. Più che di responsabilità, parlerei della necessità di un impegno comune e prioritario a fronteggiare e risolvere queste situazioni. Abbiamo a che fare con esseri umani deboli, fragili, già lungamente provati».