Modena, vaccini: anche i dottori ai raggi X

Nei reparti con i bambini la copertura è quasi al 100 per cento. Uno screening sugli ospedali

MODENA. I dati li stanno raccogliendo in questi giorni, per capire quanti camici bianchi tra le corsie dell’ospedale sono stati vaccinati anche contro alcune malattie infantili per cui non è previsto alcun obbligo di legge.

Ancora una volta è il caso-morbillo a tenere banco. La scoperta di un’ostetrica con questa malattia in Ostetricia all’ospedale di Senigallia ha moltiplicato per mille le tensioni che percorrono l’Italia sull’opportunità dei vaccini. Da una parte i sostenitori delle terapie preventive, forti dell’appoggio del ministro Lorenzi ha portato i vaccini obbligatori da tre a dodici e poi a dieci. Dall’altra un movimento variegato ed esteso che va dalle famiglie ai medici (pochi e minacciati di sanzioni) sino ad alcuni governatori delle regioni più popolose. In mezzo c’è la totalità dei genitori alle prese con i figli da portare a scuola con i certificati.


Secondo le cifre in possesso all’Ausl per quanto riguarda il settore Materno Infantile (Consultori, Pediatria di Comunità, Neuropsichiatria infantile, Reparti di Pediatria e Ostetricia e Ginecologia), i Day Service oncologici, i reparti di Pronto Soccorso, la Medicina d’Urgenza e il 118, il controllo a tappeto sul personale ha dato un risultato vicino al 100 per cento per la copertura su varicella e morbillo. Per l’esattezza la “non suscettibilità a contrarre la malattia”, come l’Ausl chiama l’immunità degli operatori per vaccinazione o immunizzazione dopo la malattia, è del 98,07 per cento per la varicella e il 96,14 per cento per il morbillo. In pratica tutti gli addetti visto che i pochissimi che mancano all'appello sono i trasferiti o i pensionati che non sono stati rilevati ai fini statistici.

In più ci sono le dichiarazioni del responsabile dell'Istituto Superiore di Sanità che chiede una forte campagna per spingere sui vaccini almeno tra il personale sanitario delle strutture pubbliche, anche se fino a oggi il morbillo è stato regolarmente curato ai bambini senza creare nessun allarme sociale.

A giorni dovrebbero essere pronti i dati del Policlinico e dell’ospedale di Baggiovara per capire se i dipendenti sono immunizzati. Il rischio di un rimbalzo del virus tra uno dei ricoverati, medici e infermieri e poi agli altri pazienti, è sempre possibile.

Il clima non è facile e anche l’Ausl si trova tra incudine e martello, in una crociata tra favorevole e contrari. Per ora l’unica certezza è la campagna svolta porta a porta negli ospedali modenesi dal 2015 a oggi e che ha portato a buone percentuali di adesione rispetto a prima.

Addirittura, secondo gli addetti ai lavori, la collaborazione è stata eccellente nei reparti più a rischio come pediatria e neonatologia e oncologia; in ogni caso in queste strutture i malati hanno minori difese immunitarie e la cautela maggiorata sulla riduzione del danno è passata senza problemi tra il personale.