«Gerrini? Inopportuno torni in Comune»

Finale. Il sindaco Palazzi: «Aspettiamo i giudici, ma il danno operativo e d’immagine è evidente»

FINALE. Dal giorno del suo arresto, avvenuto all’alba del 28 gennaio 2015, non ha più rimesso piede in municipio, ma come prevede la Legge a fronte di una sospensione cautelativa, Giulio Gerrini continua a percepire la metà del proprio stipendio. E l’altro 50% il Comune è costretto ad accantonarlo nel caso in cui dovesse liquidarlo integralmente semmai dovesse arrivare un suo reintegro in servizio. Un’ipotesi, quella di rivedere il geometra che ha retto l’ufficio Lavori pubblici nuovamente in municipio, che non può essere esclusa a priopri, ma eventualmente per una mera questione legale e non per indirizzo politico. Perché anche la seconda condanna per abuso d’ufficio continuato a due anni e quattro mesi - pena confermata dalla corte d’Appello dopo la prima sentenza del tribunale - non prevede l’interdizione dai pubblici uffizi, inserita invece per l’avvocato e consigliere comunale reggiano Giuseppe Pagliani. Tutto questo però non evita un duro giudizio morale sull’operato di Gerrini.

«Sull’ ex tecnico del Comune dobbiamo aspettare una sentenza definitiva - dice il sindaco Sandro Palazzi - C’è eventualmente un altro grado di giudizio e quindi è prematuro pensare alle conseguenze operative, ma trovo inopportuno ipotizzare che Gerrini possa tornare a lavorare in municipio. La giustizia farà il proprio corso ed è quella a cui ci dobbiamo attenere, ma non posso negare il grave danno che la comunità finalese ha dovuto subire per la vicenda Aemilia e il comportamento contestato a Gerrini. Da un punto di vista di immagine di certo il nostro paese non ne esce bene e perciò chiederemo un risarcimento danni. Ma io penso soprattutto all’operatività dei nostri uffici comunali, che hanno subito ovvie ripercussioni sull’operato di un dipendente. Per diverso tempo i Lavori pubblici hanno pagato la situazione: c’era una evidente paura di agire, di predisporre un atto, di proseguire le progettualità che il geometra aveva avviato, ma semmai non portato a termine. La paura di sbagliare e di finire indagati ha avuto gravi ripercussioni sulla rinascita di Finale che ormai sconta due anni di ritardo sulla ricostruzione post sisma. Quel tempo e quella serenità non la potrà ridare neppure una sentenza. Se vale il principio che noi dobbiamo tutelare i dipendenti virtuosi, onesti, corretti verso la città, prima ancora che verso l’amministrazione pubblica, allora non possiamo pensare che Gerrini possa tornare a lavorare nel nostro Comune e con ciò credo di interpretare anche la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini finalesi». (fd)