Modena, linci: un centro per salvarle, le studieranno in semilibertà

Il nuovo spazio del centro Il Pettirosso può contare su personale specializzato. Per il momento solo tre esemplari, etologi e zoologi insieme per la ricerca

Modena, un centro specializzato per salvare le linci

MODENA. Finalmente le linci hanno una delle strutture più all'avanguardia che attualmente si trovano sul territorio nazionale.

Succede a Modena, dove ieri il centro di fauna selvatica Il Pettirosso ha inaugurato uno spazio apposito da destinare a questi animali. Sulle loro abitudini si conosce poco, se non che sono fortemente a rischio d’estinzione in Italia. All'evento sono stati invitati il sottosegretario del Ministero dell’ambiente Silvia Velo, il comandante dei Carabinieri Forestali della Regione Emilia-Romagna Generale di Brigata Giuseppe Giove e l’assessore all'Agricoltura dell’Emilia-Romagna Simona Caselli, il presidente della Provincia e sindaco di Modena Giancarlo Muzzarelli.



«Mai avremmo pensato di vedere linci al centro il Pettirosso - racconta il responsabile Piero Milani - Dieci anni fa, quando il Corpo Forestale dello Stato fece un sequestro e ci contattò, acconsentimmo subito a dare la nostra disponibilità. Dopo abbiamo preso tutte le autorizzazioni del caso al Ministero dell’Ambiente e abbiamo affrontato un lavoro impegnativo per poterle accogliere. La conoscenza ed esperienza della lince euroasiatica a livello nazionale è scarsa: qualche università ha tentato un censimento scoprendo che gli esemplari nel nostro territorio si contano sulle dita di una mano. Abbiamo coinvolto personale specializzato per essere pronti a eventuali emergenze e cinque anni fa mi venne in mente che esisteva un’ex discarica di rifiuti tossici che poteva essere utilissima a questo scopo. Contattai così Provincia, Comune ed Hera in modo che ci si potesse trovare attorno ad un tavolo per un’idea innovatrice, ed eccoci qui».

«La realizzazione dell’opera - continua - è stata possibile anche grazie all’aiuto di migliaia di amici del Pettirosso che hanno contribuito con il loro 5 per mille; a Carmen, una vera amica ed amante degli animali e non per ultima una fondazione straniera che da tanti anni supporta i progetti del Centro. Tutti hanno riconosciuto nel Pettirosso un partner di cui fidarsi e dunque noi non abbiamo voluto in nessun modo deludere le aspettative».

La lince è un grosso felino sui 25/30 chili, schivo e affascinante; è molto raro da incontrare per l’uomo perché non si avvicina alle abitazioni né a pollai e fattorie.

Nel territorio modenese non è presente e presso il centro provengono esemplari da tutta Italia e anche dall’estero, recuperati da zoo sequestrati e da strutture non adeguate alla loro detenzione.

«Il Pettirosso si è specializzato anche in questo tipo di fauna selvatica e negli anni sono stati adottati esemplari provenienti da sequestri o molto anziani o problematici dal punto di vista comportamentale e clinico – spiega Milani - Al progetto, hanno aderito vari istituti zooprofilattici italiani e varie università e presso il Pettirosso, in un’ambiente di semilibertà, etologi, veterinari, potranno osservare le linci recuperate che attualmente sono tre. A loro disposizione, c’è una struttura per la quarantena ed un’altra adibita ad infermeria, con gabbie di contenimento donate dal Rotary Club di Sassuolo. Ora non ci resta che aspettare altri esemplari provenienti da strutture con forti esuberi o non consone all'etologia della specie. Per ora abbiamo realizzato la struttura e il futuro è tutto da scrivere».
 

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