Giulia Ferrari, tra psiche e stile «Vi cambio look e guardaroba»

«Persone come brand da valorizzare» Modena divisa tra griffe e abiti sartoriali

MODENA. Marks&Spencer, il colosso britannico di vendita al dettaglio, ha condotto un sondaggio in collaborazione con Oxfam i cui risultati hanno dimostrato che le donne trascorrerebbero circa sei mesi della loro vita davanti al proprio guardaroba, mediamente 17 minuti al giorno, prima di decidere il look giusto. Per evitare che questo tempo si allunghi e finire per passarci la vita intera davanti all’armadio, ci viene in soccorso la consulente d’immagine Giulia Ferrari.

La bionda Giulia è una sorta di “Fata Madrina” che appare nel momento in cui in lacrime sull’orlo della disperazione, gridiamo al cielo: “Cosa mi metto?!” o più seriamente con la sua professione fornisce un servizio dedicato, finalizzato alla trasformazione e alla creazione di un’immagine che rappresenti la persona nel modo più efficace, potenziandone le caratteristiche.



Nello specifico, in cosa consiste il suo lavoro?

«Mi occupo di tutto quello che concerne la comunicazione verbale e non verbale, curo l’immagine e il personal brand per la vita professionale e personale. Opero nel rispetto delle caratteristiche del cliente, seguendo il gusto personale e lo stile di vita. Mi rivolgo a tutte le persone che vogliono valorizzare il proprio aspetto e la propria immagine, nella vita privata, professionale e in quella virtuale».

 



Una forma glamour di filantropia, insomma.

«Ho sempre avuto una grande passione per la psiche umana - risponde ridendo - ma per motivi logistici (la facoltà di psicologia era solo a Padova, un tempo) non sono diventata psicologa, ma mi sono laureata in lingue, studi che comunque mi hanno fatto capire differenti culture, molto affascinanti. La mia famiglia ha sempre lavorato nel fashion system e quindi possiamo dire che sono cresciuta in un ambiente in cui l’immagine ha sempre avuto un ruolo importante, l’avevo nel DNA insomma. Nel 2011 ho seguito un master in Australia venendo a contatto con consulenti d’immagine molto importanti e ho sentito che quella era anche la mia strada. Così ho cercato la miglior scuola dove potermi formare e ho trovato il “London Image Institute”. Terminati i corsi ho iniziato a lavorare con Carla Gozzi, ho insegnato per anni nella sua Academy, fino a giungere alla nomina a presidente della Aici Italia (Association of Image Consultants International)».



Cosa si studia in una scuola d’immagine?

«Il punto di partenza è vedersi come se si fosse un brand. La figura di riferimento per questi studi è William Arruda, guru del personal branding. Le ricerche che si fanno per far funzionare un brand vengono applicate alla persona che tu sia te stesso, una casalinga, un libero professionista. Devi saper vendere te stesso. E per fare questo bisogna individuare i propri punti di forza e le proprie debolezze. Poi si passa ad un sondaggio tra la cerchia più intima di persone che sono a contatto con noi. Una volta individuati questi punti, si lavora molto su quelli di forza e si prende coscienza di quelli di deboli cercando di smussarli. Questi studi comprendono: l’analisi e l’individuazione dello stile personale, della colorimetria a noi adatta, l’analisi delle proporzioni, il guardaroba, un servizio di personal shopping, make up personalizzato. Solitamente il processo dura sei mesi con un feedback mensile, con sedute a tu per tu nei primi 2/3 mesi anche due tre volte a settimana».

Apparire diventa quindi molto più importante di essere.

«In realtà le due cose sono correlate. Costruire, migliorare e consolidare nel tempo la propria immagine va ad agire in egual modo sulla personalità, sui valori e gli obiettivi perseguiti, sui ruoli ricoperti nella vita. La Consulenza d’immagine può essere di supporto per eventi ed occasioni speciali e particolari della vita o delicati periodi di transizione. Occasioni: Matrimonio, Colloquio di lavoro, Post-dieta, Neo mamma, Feste, Anniversari, Battesimi, Comunioni e Cresime. Imparare le basi per gestire la propria immagine per migliorarla e renderla più coerente al proprio essere».

A chi cambierebbe l’immagine tra i personaggi famosi?

«Alla coppia televisiva Litizzetto-Fazio: non riescono ad essere vestiti mai in modo decentemente adatto alle loro proporzioni».

Uomo che non sbaglia un abito?

«Vincent Cassel».

Deve vestire qualcuno per la notte degli Oscar. Che diva sceglierebbe?

«Scarlett Johansson. Ha proporzioni interessanti e una allure unica».

Cosa pensa dell’immagine dei modenesi?

«Sono divisi in due fazioni: chi vuole seguire i dettami della moda e chi vuole esprimere se stesso trend a parte. Chi si affida a me è perché vuole migliorare. Io tendo a lavorare con stilisti emergenti perché riesco ad interagire con loro e creare un look personalizzato per il cliente. Avere una sarta nella propria vita è fondamentale».