La Cgil rilancia l’allarme: appalti al massimo ribasso

Il sindacato evidenzia i ripetuti eccessi sottolineando un caso modenese: i lavori all’Orto Botanico ribassati del 62%. La validità del recente protocollo

Cgil rilancia una volta di più l’allarme sull’eccesso in Emilia Romagna di appalti al massimo ribasso, sulle troppe stazioni appaltanti, sui troppi ribassi anche da parte delle imprese non emiliano-romagnole.

Al di là degli annunci istituzionali, è infatti il sindacato Cgil a indagare in dettaglio in Emilia Romagna il quadro degli appalti e i risultati preoccupano. Tutto questo emerge in una nota diffusa ieri da Franco Zavatti, che è il coordinatore legalità e sicurezza di Cgil Emilia-Romagna.

In primo luogo vengono confrontate le 480 pagine dell'Osservatorio sugli appalti pubblici 2016 dell'Emilia-Romagna con il protocollo firmato il mese scorso da Cgil, Cisl, Uil, Anci e Upi, sulla scia del Testo unico regionale per la legalità. In realtà la realtà dei fatti resta distante dai buoni auspici. L'Osservatorio regionale certifica che «il criterio di valutazione delle offerte è stato nel 72,3% dei casi quello del prezzo più basso e nel 13,6% dell'offerta più vantaggiosa, mentre nel 14,1% degli affidamenti non viene indicato il criterio utilizzato. In particolare il massimo ribasso medio più elevato viene praticato dagli enti della provincia di Ferrara, in media al 21,4%, mentre quelli più contenuti avvengono con gli appalti in provincia di Modena, con ribassi medi al 12,8%». Ma ci sono casi incredibili e preoccupanti: ad esempio, si citano i «lavori di manutenzione all'Università di Bologna con un ribasso del 59,7%, una bonifica a Reggio con un ribasso del 46,1%, una palestra a Rimini con uno sconto del 55%, lavori all'Orto Botanico di Modena ribassati del 62%».

Va poi evidenziato che il report dell'Osservatorio regionale conferma il permanere di «una eccessiva frammentazione delle stazioni appaltanti»: in regione sono un migliaio gli enti pubblici che a vario titolo possono infatti bandire gare per lavori. Posto che bisogna spingere per «unificare almeno a livello delle unioni comunali» le varie sedi, Zavatti descrive il panorama in provincia di Modena: qui «sono ben 145 gli enti e le aziende pubbliche che possono singolarmente bandire appalti». In effetti i dati 2016 dicono che nella provincia modenese, su 282 lavori assegnati, «solo 54 sono banditi dalle unioni dei comuni; su 241 forniture aggiudicate, solo 12 sono organizzate dalle unioni; su 272 delibere di servizi assegnati, solo 58 vengono dai comuni raggruppati».

In definitiva, sottolinea ancora Cgil, è necessario «rafforzare nei bandi di gara i requisiti qualitativi delle imprese concorrenti, valorizzando il rating di legalità e incentivando le ditte iscritte negli elenchi di merito. Con un aspetto in più: le imprese extraregionali continuano a crescere sul mercato dei lavori pubblici regionali, per un 41,2% del valore dei contratti, praticando ribassi che mediamente sono del 5% più elevati di quelli proposti dalle imprese regionali».

Zavatti ripropone quindi la validità dell'accordo regionale sindacati-enti locali, evidenziando una dozzina di proposte sul rafforzamento territoriale della trasparenza e legalità: l’accordo infatti propone, anche proprio nel merito degli appalti pubblici, nuove e più trasparenti modalità nei bandi, nelle assegnazioni, nell'esecuzione e controlli dei lavori o servizi o forniture.