Peculato in Regione, l'avvocato Aimi a processo: 96mila euro da giustificare

“Spese pazze”, martedì l’udienza a Bologna per il consigliere regionale imputato ma la prescrizione già incombe. Rimborsati 2mila euro per i famosi 3 pasti nella stessa data

MODENA. Lo chiamano “Spese pazze” ma non è un caso divertente per chi paga le tasse: il processo è per peculato. Lo accusano di aver chiesto e ottenuto in modo fraudolento rimborsi dalla Regione per 96mila euro nell’arco di due anni e mezzo, il periodo preso in esame. Imputato martedì in aula a Bologna è l’avvocato Enrico Aimi, consigliere regionale di lungo corso, prima An, poi Forza Italia, poi Pdl e ora di nuovo Forza Italia. A suo favore lavora la legge Ex Cirielli: tra un anno e mezzo scatta la prima prescrizione per le accuse del 2009, poi saranno falcidiate le altre.



Aimi è stato uno dei 42 indagati della maxi-inchiesta della Procura di Bologna per il caso sollevato dalla stampa nel 2012. Inchiesta parallela, nel suo caso, all’accertamento e condanna della Corte dei Conti con l’obbligo di risarcire in solido col suo capogruppo Luigi Villani 17mila euro. Il periodo in esame è quello tra giugno 2010 e dicembre 2011: Aimi avrebbe ingiustificatamente intascato 58mila euro. Ma Aimi dovrà rispondere anche per una tranche precedente - 2009/10 - per altri 38mila euro di rimborsi. I due tronconi sono stati riuniti al termine dell’udienza preliminare poi conclusa con il suo rinvio a giudizio. Ora sarà processato per i 96mila euro presi nei due anni e mezzo in questione. Le spese rimborsate riguardavano - almeno per i 58mila euro - cene di “rappresentanza”. Se Aimi rappresentava la Regione o il partito, per chi faceva apparecchiare e per chi pagava il conto? È questo l’aspetto oscuro della vicenda (della tranche di 38mila non si sa nulla, si attende l’istruttoria in tribunale). Aimi, che ha presentato una memoria, ha sempre sostenuto di aver chiesto rimborsi per cene fatte alla Meridiana di Casinalbo e in altri ristoranti, per attività di partito. Ma ad oggi non esistono ricevute o fatture che spieghino o giustifichino i rimborsi. E soprattutto ad oggi non sono noti elementi di riscontro esterno. Non ci sono manifesti, articoli, annunci pubblicitari e soprattutto testimonianze di queste cene. Le uniche cene note di Aimi erano quelle annuali per Natale, pagate dagli ospiti. D’altro canto, i due pm, ai tempi dell’inchiesta, non hanno mai convocato figure di partito modenesi come Michele Barcaiuolo o Andrea Galli che magari erano a conoscenza di qualche elemento utile alle indagini. Le indagini però sono state protratte per ben tre anni, dal 2012 al 2015, solo su documenti. E, una volta concluse, è emerso, come ha scritto il Corriere della Sera di Bologna, che Aimi si troverebbe in seria difficoltà a spiegare come mai per lo stesso giorno, l’8 dicembre 2010, avrebbe presentato addirittura tre richieste di rimborso: un pranzo alla Meridiana da 1.300 euro, un pranzo da 340 euro e una cena di a 400 euro: tre pasti e tre luoghi diversi in poche ore e nessun testimone? Il processo di fatto inizia martedì ma tra solo un anno e mezzo scatterà la prescrizione...