Rimborsi in Regione: Aimi condannato (con lo sconto) dalla Corte dei conti

«Risulta sussistente l’elemento soggettivo della colpa grave che connota il comportamento del consigliere Enrico Aimi e del suo capogruppo Luigi Villani per il grave scostamento dalle elementari...

MODENA. «Risulta sussistente l’elemento soggettivo della colpa grave che connota il comportamento del consigliere Enrico Aimi e del suo capogruppo Luigi Villani per il grave scostamento dalle elementari regole della gestione e della rendicontazione». Questo sia per il consigliere Aimi che aveva chiesto i rimborsi sia per il capogruppo che doveva svolgere funzioni di controllo e non l’ha fatto: dovranno restituire 17.673 euro (grazie a uno sconto del 15%). È il nucleo della sentenza della Corte dei Conti Emilia-Romagna (nella foto) che in febbraio ha condannato Enrico Aimi e in solido il suo capogruppo Pdl per una piccola porzione delle cosiddette “spese pazze”. Si tratta di 20.762 euro intascati da Aimi secondo i giudici di controllo in modo «gravemente colposo» per un periodo analizzato del 2012, quindi dopo il periodo esaminato dalla Procura. Il meccanismo adottato era di presentare richieste di rimborso da far firmare alla Presidenza dell’Assemblea regionale e, secondo le norme, prima dal capogruppo di partito. Ma non andava così. Va detto che era una pratica diffusa in ogni gruppo politico, da quanto finora emerso.



Nel caso di Aimi vengono analizzate le sue spese con rimborso per rappresentanza o promozione del gruppo consigliare. Tra gli esempi citati in sentenza spicca il rimborso del 21 gennaio 2012 per aver incontrato «non meglio precisati» simpatizzanti mangiando in un ristorante a Modena per un «incontro con i consiglieri provinciali»; è allegata una ricevuta da 200 euro. Il 29 febbraio incontra i consiglieri di quartiere e li fa mangiare spendendo 134,40 euro che poi saranno rimborsati dalla Regione e quindi con soldi pubblici (incontro che secondo i giudici non può essere rimborsato). Poi ci sono due viaggi a Roma. Il 24 gennaio spende 672 euro per spostarsi e partecipare a un meeting internazionale. Stessa cifra il 31 gennaio per partecipare a un convengo sul cambiamento climatico. «Spostamenti che destano particolare perplessità considerano non solo l’evidente antieconomicità rispetto allo spostamento in treno, in spregio a qualsiasi principio di sobrietà», scrivono i giudici.