Modena, colpo di scena Carlo Giovanardi non si ricandida «Ho già dato abbastanza...»

Dopo 42 anni di politica, 25 trascorsi in Parlamento, ha deciso di farsi da parte «Continuerò il mio impegno fuori dalle istituzioni: come un calciatore, ora alleno»

MODENA. Non ha seguito la linea del primo Renzi (ci mancherebbe) sulla “rottamazione”, ma ha semplicemente preso atto che… basta così. Anche perché per lui la politica è iniziata nel 1969, quando si iscrisse alla Democrazia cristiana, e l’attività nelle istituzioni nel ’75, quando fu il primo eletto tra i consiglieri Dc in un Consiglio comunale - quello di Modena - a netta maggioranza Pci. Carlo Giovanardi, senatore modenese di Idea-Popolo e Libertà e da tempo unico rappresentante modenese del centrodestra a Roma, ha deciso di non ricandidarsi alle elezioni politiche che si terranno a marzo, lasciando così il Parlamento dopo sette mandati e 25 anni passati tra Montecitorio e Palazzo Madama. Una decisione che il senatore aveva preso da tempo, anche se a Modena molti si aspettavano una ricandidatura per il più longevo dei parlamentari modenesi - anche perché difficilmente il centrodestra avrà un altro rappresentante dalla prossima primavera - che alle Camere ha vissuto tutte le trasformazioni dell’ex Dc, dal Ccd all’Udc, dalla nascita del Popolo della Libertà e l’intesa con Silvio Berlusconi al Nuovo centrodestra di Alfano, fino alla creazione di Identità e Azione insieme al collega Gaetano Quagliariello

Così il senatore modenese Carlo Amedeo Giovanardi, 67 anni, non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche. Ad annunciarlo è stato lo stesso rappresentante del gruppo Idea. A parte il suo trascorso politico, non va dimenticato che fu ministro per il rapporti con il Parlamento nel secondo e terzo governo Berlusconi tra il 2001 e il 2006, nel 2008 - ai tempi dell’Udc - divenne sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e nel 2014, si era anche candidato alle elezioni amministrative per diventare sindaco di Modena, dove aveva ottenuto il 3,9% dei voti.


Senatore Giovanardi, la sua rinuncia alla candidatura è ufficiale? Da quanto tempo ha preso questa decisione?

«Si tratta di una decisione definitiva, che ho preso da tempo. Una decisione “naturale”: del resto, dopo 5 anni di Consiglio comunale, 12 di Consiglio regionale e 25 di Parlamento, che fanno 42 anni di politica nelle istituzioni, direi che era arrivato il momento di dire basta. Insomma, la “rottamazione” di Renzi non c’entra nulla: semplicemente, a 68 anni penso di avere fatto abbastanza e di dover lasciare il passo ad un ricambio giusto e doveroso».

Lascerà solo il Parlamento o anche la politica?

«Lascio il Parlamento, ma il mio impegno in politica resterà inalterato. L’idea è quella di continuare a giocare, ma in un altro ruolo, come un calciatore che smette di giocare e si dedica all’allenamento. E il primo obiettivo è quello di costruire una politica identitaria, portando avanti il percorso per la nascita delle “quarta gamba” del centrodestra che abbiamo avviato con la nascita di Idea-Popolo e Libertà. Insomma, il Parlamento non è l’unico luogo in cui si può fare politica, come dimostrano i tanti colleghi che non sono più a Montecitorio e Palazzo Madama: anzi, in tutti questi anni ho visto tante persone fare politica fino al momento… in cui sono state elette alle Camere. A quel punto, hanno smesso di farlo... Una cosa, però, posso dirla con orgoglio».

Quale?

«Quella di essere sempre stato eletto con le preferenze a Modena, in Consiglio comunale e regionale, fino al ’92. E quella di aver sempre portato avanti le battaglie nelle quali credevo».

A proposito di battaglie portate avanti, quali sono quelle di cui è più orgoglioso?

«Ne ho fatte talmente tante che sarebbe difficile elencarle o sceglierne una. Però forse una c’è, soprattutto per Modena: ho l’orgoglio di aver sempre difeso tante famiglie della Bassa distrutte dall’inchiesta sui presunti abusi sessuali e sul satanismo. Una storia di cui oggi parlano tutti, grazie all’inchiesta “Veleno”, ma che per me era assurda già vent’anni fa, quando difesi le famiglie, a partire dai coniugi Morselli di Massa Finalese. Del resto, le battaglie non si fanno nella direzione della corrente, ma controcorrente».

Un addio al Parlamento nel momento di maggiore crisi della politica, come conferma il clamoroso 37,7% alle ultime elezioni regionali in Emilia Romagna.

«Sono preoccupato per il futuro dell’Italia, come sono preoccupato per il futuro della politica, in piena crisi di rappresentanza. Del resto, fino a quando si fanno alleanze sulla convenienza, anziché sui programmi, mi sembra difficile che possa cambiare qualcosa».

Come vede una “Grosse Koalition” all’italiana centrodestra-centrosinistra se nessuna delle tre forze dovesse avere i voti per governare?

«Il problema è sempre lo stesso: all’estero le coalizioni si fanno anche dopo il voto, quando non ci sono le condizioni affinché una forza governi da sola, ma lo si fa partendo dai programmi e dalle cose che si riescono a costruire in comune. Quindi anche in Italia, se dovessero presentarsi determinate condizioni, o ci si mette d’accordo sul programma e si fa una coalizione, oppure si tornerà a votare».

E il futuro del centrodestra, di cui Idea-Popolo e Libertà si propone di fare da “quarta gamba”?

«Oggi il centrodestra è frammentato e conflittuale. Del resto, a parte il Partito democratico, tutti gli altri partiti non esistono più come realtà radicata nei territori, mentre ovunque troviamo leader autoproclamati e non eletti dai congressi. Bisogna che la politica si rimbocchi le maniche e torni a strutturarsi sul territorio».

Luca Gardinale