Madonnina, c’è l’accordo le Fonderie se ne vanno

Avviato l’iter per il trasferimento dello stabilimento da un'altra parte di Modena, a Navicello

MODENA. Potrebbe essere una zona già industrializzata a nord della città, quella compresa tra i Torrazzi e il ponte di Navicello, lungo l’asse della Nonantolana, ad ospitare le Fonderie cooperative riunite dal 2022, quando, dopo la scadenza dell’Autorizzazione integrata ambientale, la società dovrà lasciare l’attuale sede di via Zarlati, alla Madonnina.

Ha preso il via ieri, infatti, con la presentazione della delibera relativa al protocollo d’intesa tra il Comune e la società, l’iter per la delocalizzazione dello stabilimento.


Delibera presentata in commissione Seta dall’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli: «Il Piano operativo comunale di Modena ovest approvato nel 2014 - ha spiegato - prevede la delocalizzazione dell’attuale stabilimento industriale, per attivare la riqualificazione del Villaggio artigiano verso usi misti residenziale, direzionale (compresi piccoli laboratori) e commerciale. Un intervento che non potrebbe comunque essere attuato nell’attuale sede, visto il programma di lavori impegnativo per i tempi, non brevi, e dal punto di vista economico-finanziario. La delocalizzazione è altresì volta a risolvere le criticità legate alle emissioni odorigene - ha aggiunto l’assessore - oggetto di proteste dei residenti del quartiere Madonnina da diverso tempo. Sono comunque in corso anche investimenti dell’azienda per ridurre ulteriormente le emissioni inquinanti, attestati in valori ampiamente sotto i livelli previsti, e gli odori, per i quali ancora manca una disciplina».

L’intesa definisce tempi e modalità della delocalizzazione, precisando gli impegni della società Fonderie e del Comune.

La prima, entro 30 giorni dalla firma del protocollo, presenterà uno studio di fattibilità tecnico-economica che individuerà le principali caratteristiche del nuovo stabilimento produttivo, in termini di dimensioni e parametri edilizi e urbanistici, di dotazioni infrastrutturali e territoriali necessarie, di tecnologie adottate nell’impianto di produzione nel nuovo sito, con particolare riferimento all’impatto ambientale, di investimento finanziario e di cronoprogramma.

Il Comune, con gli stessi tempi, costituirà un Tavolo tecnico permanente con la presenza di rappresentati di amministrazione e società, dell’Agenzia regionale per la Protezione ambientale e dell’Asl.

Quindi, sulla base dello studio presentato dalla società, entro 30 giorni, il Comune verificherà le aree più idonee per il trasferimento dello stabilimento e una volta indicata l’area individuata, le Fonderie avranno 60 giorni per presentare la richiesta allo Sportello unico per le attività produttive per l’avvio della procedura di Accordo di programma.

Area che, secondo quanto emerso nella presentazione, coinciderà con una zona già industrializzata, dove sono già presenti impianti simili e aree Pip: è il caso di diverse aree a nord di Modena, come l’asse della Nonantolana che va dai Torrazzi al Ponte di Navicello.

Tutto questo ovviamente se l’azienda accetterà un accordo su cui l’amministrazione comunale punta molto dopo mesi di polemiche con i residenti e il comitato “Respiriamo aria pulita” per gli odori avvertiti nell’area delle Fonderie.

Se accetterà, l’azienda avrà poi 60 giorni per l’avvio del cantiere dal rilascio del titolo edilizio al termine dell’iter di approvazione dell’Accordo di programma e del provvedimento positivo di Via, impegnandosi inoltre a dismettere le attività produttive in via Zarlati entro gennaio 2022, data di scadenza dell’attuale Autorizzazione integrata ambientale.