Anm sull'inchiesta Veleno: «Ci furono reati sessuali»

L’associazione magistrati: «Condanne definitive». Musti: «Inopportuno rimestare vicende dolorose»

Veleno, i protagonisti si raccontano a Finale Emilia: ''Lo Stato padrone dei nostri figli"

MIRANDOLA Come già avvenuto nel 2015, quando l’Associazione nazionale magistrati criticò il convegno “Bambini vittime degli orchi o delle istituzioni? Tutti assolti, nessun responsabile, chi ha sbagliato?”, l’Anm si schiera contro l’inchiesta Veleno, che ha riacceso i fari sulle vicende che distrussero intere famiglie della Bassa. «Documentario che ha rimesso nuovamente in discussione, a distanza di 20 anni, gli esiti di una indagine giudiziaria che sul finire degli anni novanta ebbe riguardo ad una serie di reati a sfondo sessuale riguardanti minori, in alcuni casi di tenerissima età, abitanti a Massa e Mirandola. Va rimarcato che l’inchiesta giudiziaria ha condotto a plurime sentenze di condanna, fondamentalmente confermate sino in Cassazione, salvo che per alcuni imputati. È necessario ricordare che l’accertamento della commissione dei reati si compie nelle aule di giustizia. E non può essere rielaborato in contrasto con giudicati penali di condanna e, soprattutto, dando voce, senza alcun contraddittorio, ad alcuni testi e protagonisti della vicenda, alcuni dei quali anche condannati in via definitiva per delitti gravissimi, la cui repressione si fonda proprio sulla formazione della prova nell’immediatezza dei fatti a garanzia della sua genuinità, al fine di evitare la reiterazione nel tempo dei traumi, proteggere i testimoni da successive pressioni ed episodi di ritrattazione non certo infrequenti, nei casi di reati in danno di minori. Di fronte ad una vicenda così drammatica, la Giunta distrettuale Anm manifesta vicinanza alle vittime dei reati di pedofilia o a sfondo sessuale ed esprime la propria piena solidarietà a quanti, in primis i magistrati degli uffici giudiziari modenesi e del Tribunale per i minorenni e della relativa procura, si occuparono della vicenda, in un contesto ambientale molto complesso e difficile».

«Prende atto con soddisfazione del comunicato di solidarietà ai colleghi magistrati, agli operatori dei servizi sociali e alle vittime degli abusi sessuali su minori - aggiunge il procuratore capo di Modena, Lucia Musti - Ci sono state sentenze passate in giudicato e non è opportuno dopo tanti anni andare di nuovo a rimestare una situazione che comunque genera dolore in primo luogo per coloro che hanno lavorato a questi gravissimi reati. È il caso di evidenziare come il nostro lavoro sia difficile e a volte poco comprensibile dagli utenti come si presume anche dal ritorno alle cronache di questi fatti passati e vecchi. Il giudicato va rispettato da tutti, qualunque sia il contenuto. Chi vi ha lavorato non deve subire episodi di pubblicazione e anche rielaborazione che possono essere anche molto pesanti da sopportare».

Musti commenta anche l’intenzione dell’avvocato Micai di raggruppare un pool di esperti per poi eventualmente chiedere la revisione del processo: «L’avvocato fa il suo lavoro, avrà fatto le sue valutazioni: siamo in un sistema libero e democratico».

E intanto stamattina, alle 10, su Rai 1, Lorena Morselli e Pablo Trincia parleranno di Veleno e degli atti d’inchiesta ormai tornati ad essere caso nazionale.
 

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