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Modena, l'altare di Begarelli in San Pietro a rischio crollo L’intervento costa 400mila euro

Creato dal noto artista modenese, è alto nove metri e le sculture raffigurano la Madonna e i Santi I danni risalgono al terremoto del 2012. L’architetto Vincenzo Vandelli: «I soldi per i lavori non ci sono»

Modena, Sos per l'altare cinquecentesco del Begarelli

MODENA Servono 400mila euro e servono in fretta se non si vuole mettere seriamente a rischio il futuro di una delle opere d’arte antica più importanti di Modena. Una dei gruppi scultorei principali del modenese Antonio Begarelli - definito nel Cinquecento il “Michelangelo della plastica” dagli studiosi dell’epoca - è infatti malato, ha subito ingenti ...

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Modena, Sos per l'altare cinquecentesco del Begarelli

MODENA Servono 400mila euro e servono in fretta se non si vuole mettere seriamente a rischio il futuro di una delle opere d’arte antica più importanti di Modena. Una dei gruppi scultorei principali del modenese Antonio Begarelli - definito nel Cinquecento il “Michelangelo della plastica” dagli studiosi dell’epoca - è infatti malato, ha subito ingenti danni dalle scosse del terremoto del 2012. Occorre dunque intervenire al più presto per evitare che crolli l’altare alto almeno nove metri raffigurante la Madonna con il Bambino insieme ai santi Geminiano, Pietro, Paolo e Benedetto a grandezza naturale.

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Completano la complessa composizione alcune teste, forse degli apostoli e angeli e l’opera risulta un grandioso monumento tanto da essere stato trasformato nel 1875 nella tomba dello stesso maestro. Un lavoro, commissionato dai Benedettini e completato da un discendente di Begarelli, che quindi va salvato in fretta. «Non abbiamo questi 400mila euro necessari per i lavori - spiega l’architetto Vincenzo Vandelli - ma occorre fare presto perché l’opera è a rischio in diversi punti.

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L’altezza ad esempio è un rischio e le figure vanno rilegate alla struttura retrostante dalla quale si stanno staccando. Al momento non ci sono particolari problemi per i visitatori della chiesa, ma certo sono evidenti alcune fratture». Vandelli si riferisce a evidenti rotture soprattutto nelle statue, presenti in precedenza ma che le scosse del 2012 hanno aggravato in modo non forte. La struttura inoltre, come si vede da una visione ravvicinata, anche sul retro presenta distaccamenti e altri danni.



«Questo viene considerato un arredo - continua l’architetto - ed è vero che abbiamo avuto risorse dalla Regione e dagli stessi Benedettini. Ma ora questo altare merita un intervento approfondito, essendo una struttura delicata realizzata tutta in stucco, legno e muratura. Sembra solido invece è come un enorme carro di carnevale in stile Viareggio, per dare una idea di questa struttura. Le statue con le scosse del 2012 si sono spezzate in due e la struttura è venuta in avanti. Ma ripeto non ci sono problemi per chi osserva l’opera».

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Che l’opera sia importante sia fondamentale lo attesta lo storico dell’arte cinquecentesco Giorgio Vasari che appunto fa un paragone tra Michelangelo Buonarroti e lo scultore modenese: «Se questa terra diventasse marmo - scrive Vasari a proposito delle opere in stucco di Begarelli - guai alle statue antiche». Lo storico riporterebbe - anche se non c’è conferma - le parole dello stesso Michelangelo «nel vedere molte figure belle di terra cotta e colorite di colore di marmo».

I denari per il restauro - in una città che in questi anni è stata capace di spendere per l’arte milioni di euro, dedicati soprattutto al contemporaneo e al restauro dei monumenti antichi - insomma paiono indispensabili. È pur vero che il monumento reca anche la firma di Ludovico Begarelli, intervenuto dopo la morte dello zio Antonio, ma la gigantesca opera è senza dubbio uno dei beni storici identitari della città. E se dovesse crollare o i danni diventassero irreversibili?