Popolare di San Felice, la rabbia di trecento soci

Camposanto. «Poca trasparenza e stipendi assurdi ai dirigenti». Nasce un’associazione Il nuovo presidente Zanini li affronta: «Vi ascolterò e darò segni di discontinuità»

CAMPOSANTO. Trecento persone venute anche da lontano, con idee tra loro anche opposte e inconciliabili sul futuro della San Felice 1893 Banca Popolare. Ma tutte con la convinzione irremovibile che in questi anni l’interesse e il ruolo dei soci proprietari di azioni sia stato trascurato da una governance troppo ben auto-retribuita, e nella quale c’è chi deve invece pagare per la attuale situazione impegnativa dell’istituto.

Poi, a sorpresa, l’intervento del nuovo presidente, l’ex generale della Finanza, Flavio Zanini. Il quale, mettendoci la faccia anche a rintuzzare alcune rimostranze che stavano sconfinando nella provocazione, ha garantito che nei due mesi di presidenza sono già state prese decisioni nel senso auspicato dai soci “scontenti”, e che altre ne arriveranno. «Mi impegno», ha detto Zanini chiedendo però il rispetto “delle norme e dei ruoli”.

Banca popolare San Felice, la rabbia di trecento soci



Nell’immediato futuro c’è la nascita di una nuova associazione di soci, determinata ad entrare nelle stanze dei bottoni. Come finirà è da vedere. In ogni caso, la partecipazione è stata tale e tanta da premiare lo sforzo organizzativo di Davide Baraldi, Luca Pignatti, Danny Bulgarelli e dell’ex vicedirettore Gabriele Bergamini. Ne è scaturito un frizzante esercizio di democrazia, in quella che i promotori hanno definito una vera assemblea. «Più vera di quelle istituzionali nelle quali in passato - hanno sottolineato con parecchi mea culpa - si registravano isolati dissensi e votazioni bulgare».

Nomi non ne sono stati fatti, ma il fuoco di fila di Baraldi, Pignatti e Bulgarelli si è parecchio concentrato sugli stipendi della governance - cavallo di battaglia di questi ultimi anni - che assommano a due milioni. «Più di un milione lordo all’anno per il direttore generale, questi numeri non hanno senso di esistere», ha accusato Bulgarelli senza mai citare l’attuale dg Guidetti, e confrontandoli con l’assenza di dividendi, accantonamenti e sofferenze. Il tutto evocando la vicenda Encor. Spalleggiandosi con Baraldi, hanno parlato di perdite da 2 a 4 milioni per il fallimentare finanziamento alla società pubblica energetica di Correggio. E, sempre senza fare nomi, Baraldi ha denunciato l’asserita incompatibilità della dottoressa Pederzoli (moglie del sindaco di Modena), all’epoca con ruoli in banca e in Encor.

«Lei non è il nostro interlocutore», ha chiarito un socio, rivolgendosi a Zanini, riconoscendone la buona fede. Un modo elegante per non fare l’altro nome nell’aria: l’avvocato Grana, presidente uscente della banca e oggi membro del consiglio.

Numerosi gli altri interventi. Lorella Bruscagin ha lamentato l’impossibilità di recuperare il valore delle azioni, e al tempo stesso un trattamento inidoneo della banca, quando ha avuto bisogno di liquidità. Flavio Tabanelli del Movimento Solidarietà (fu cacciato dal teatro di Mirandola quando tentò di contestare l’ex governatore della Banca d’Italia, Draghi) ha segnalato un fenomeno più ampio: i soci devono riappropriarsi del governo delle banche. Altri hanno lamentato l’assenza di comunicazioni (se non una lettera di Zanini a cose fatte) nei recenti cambi ai vertici; altri l’incertezza del valore delle azioni e l’impossibilità di fatto di rivenderle, anche alla banca. Molti infatti quelle azioni le vorrebbero “monetizzare”, magari facendosi assorbire da Bper. È stata questa in soldoni la proposta di Marco Bonomi.

«Non tutti i numeri e le considerazioni che ho sentito sono condivisibili - ha precisato Zanini - mi riservo comunque una osservazione dettagliata. È solo ascoltando e studiando che si possono prendere decisioni ponderate. Qui mi prendo l’impegno di provarci», ha detto anticipando di avere già deciso di ridurre il proprio compenso, in replica a chi pretendeva lo azzerasse. «Cerchiamo di essere seri: è falsa la voce che la banca verrà commissariata - ha aggiunto - ma vi assicuro che ci sarà trasparenza. Le cose vanno dette e se serve si deve fare pulizia. Ma prima di avventurarci in prospettive sulle quali voi esprimerete il voto, credo che tutti abbiamo l’interesse a mettere in ordine la banca, che non è nelle condizioni drammatiche che alcuni vogliono far credere».

Al termine Baraldi & C. hanno distribuito volantini di adesione alla nuova associazione. Andranno restituiti nel negozio “Da Formica” a San Felice. Ma molti hanno deciso di compilarli seduta stante. Perché l’assemblea di aprile ormai è nel mirino. (ase)