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Modena, perdersi in una storia e “risvegliarsi” maestri

Si chiama “Ti presento un libro” il progetto della 5a delle Rodari: usare le proprie competenze per fare una mini lezione ai compagni

MODENA.Maria Montessori diceva che «in un ambiente preparato, ogni bambino accende in modo naturale il proprio interesse ad apprendere» e uno dei principi montessoriani più citati è il sempreverde (ma troppo spesso disatteso) “aiutiamoli a fare da soli”. I bambini stupiscono, a lasciarli fare, a dargli fiducia. Stupiscono, sorprendono, svelano talenti. Lo dimostrano tutte le volte che ai bambini viene data la possibilità di esprimersi, dopo avere fornito loro gli strumenti e le competenze pe ...

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MODENA.Maria Montessori diceva che «in un ambiente preparato, ogni bambino accende in modo naturale il proprio interesse ad apprendere» e uno dei principi montessoriani più citati è il sempreverde (ma troppo spesso disatteso) “aiutiamoli a fare da soli”. I bambini stupiscono, a lasciarli fare, a dargli fiducia. Stupiscono, sorprendono, svelano talenti. Lo dimostrano tutte le volte che ai bambini viene data la possibilità di esprimersi, dopo avere fornito loro gli strumenti e le competenze per organizzare un lavoro.


Ecco come si è sviluppato, ad esempio, il progetto “ti presento un libro”: ci troviamo nella 5A della scuola primaria Rodari, Istituto Comprensivo 3 di Modena e a spiegarci bene il tutto è l'insegnante, Eva Pigliapoco. «Ho assegnato - dice - un compito per le vacanze di Natale: leggere un libro a scelta preso in prestito nella nuova biblioteca della scuola, inaugurata da poco, oppure a casa. Leggere e perdersi in una storia. Poi pensare a un modo per presentare il libro in 3-4 minuti ai compagni di classe. Leggere è un piacere per molti bambini, ma non per tutti. E allora serve una strategia. Avere la possibilità di inventare un modo per far “lezione” agli altri in genere piace. Il motivo è semplice: la sfida è quella di mettere in gioco tutte le conoscenze e le risorse a disposizione, interne ed esterne, per progettare una mini-lezione.

Nella lingua della scuola, si chiama didattica per competenze. Il risultato è stato, come sempre, anche sopra le aspettative. Qualcuno ha scelto di relazionare “a braccio”, dopo essersi molto preparato per parlare in pubblico, qualcuno invece ha preferito farlo con l’aiuto di un cartellone. Qualcuno ha realizzato una presentazione multimediale, qualcun altro un ebook. Un paio di loro ha anche donato dei segnalibri ai compagni. Alcuni hanno messo in gioco gli esercizi di stile su cui si era lavorato nei primi mesi di scuola e ha scritto pagine di diario, riassunti e recensioni.

La didattica attiva è nel DNA di tutto l’IC3, la cui ambizione è quella di fare una scuola con radici solide e la testa nel futuro. Noi siamo in quinta, così ci siamo dati il compito di lavorare anche in un’ottica di continuità con le medie (mi piace chiamarle così). Alle Mattarella i ragazzi diventeranno bravissimi a integrare il digitale e l’analogico. Noi “piccoli” iniziamo a farlo anche così, utilizzando il digitale per parlare di libri, e sfruttando i libri per prendere confidenza con il digitale. E mentre i libri venivano presentati, con particolare attenzione a non spoilerare, i ragazzi e le ragazze della classe hanno ascoltato attivamente, prendendo appunti con l’aiuto di una griglia predisposta ad hoc. Il tempo è volato. I libri hanno preso vita e ci è piaciuto recensirli anche con un semplice lapbook. Alla fine della lezione, quel giorno, i ragazzi mi sono corsi dietro, in uscita, per chiedermi di poter prendere in prestito proprio quel libro presentato dal compagno. Mi piace parlare di cose belle. Questa mi sembra bellissima». (m.t.)