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Castelvetro, l'assessore Mezzacqui: “La strada della felicità è una corsa tra i vigneti”

“Le domeniche pomeriggio con mio cugino fra le mucche e il fieno Poi un giorno capimmo che si poteva lottare per ciò che si ama...”

CASTELVETRO. Il legame con la terra. Il rispetto. Il desiderio di fare qualcosa, di contribuire, di creare connessioni.

Chi incontra Giorgia Mezzacqui, nata il 9 ottobre 1980 a Castelvetro, sia come assessore alla cultura, sia come padrona di casa del suo b&b nato “perché volevo accogliere il mondo nella mia casa e far scoprire così anche il mondo a mia figlia - spiega - per scoprirsi allo stesso tavolo e raccontarsi”, non può che restare colpito e conquistato dal suo entusiasmo e da quel des ...

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CASTELVETRO. Il legame con la terra. Il rispetto. Il desiderio di fare qualcosa, di contribuire, di creare connessioni.

Chi incontra Giorgia Mezzacqui, nata il 9 ottobre 1980 a Castelvetro, sia come assessore alla cultura, sia come padrona di casa del suo b&b nato “perché volevo accogliere il mondo nella mia casa e far scoprire così anche il mondo a mia figlia - spiega - per scoprirsi allo stesso tavolo e raccontarsi”, non può che restare colpito e conquistato dal suo entusiasmo e da quel desiderio di “far stare bene”, di “far sentire a casa” che si trasforma in sorrisi e idee, progetti e condivisioni.


È un vulcano, Giorgia, una fata-albero che trae nutrimento e ispirazione da radici solide: “Abitavo in Via Leopardi – racconta - piccola strada senza sbocco affacciata su lunghi vigneti che ora non esistono più. Non c'erano confini fra le case perché nelle reti che le dividevano i nostri padri avevano creato piccole aperture e cancelletti per poterci permettere di attraversare i cortili (ed esistono ancora). Non si era solo vicini di casa: c'era l'amicizia, la capacità di aprire porte e finestre per sorreggersi, comprendersi e incoraggiarsi”.

“Sono cresciuta nella semplicità. Nonni contadini, zii agricoltori o artigiani. Ricordo le interminabili domeniche pomeriggio con mio cugino Enrico fra le mucche, il fieno, le galline e i motori. E quei giochi semplici che imitavano le cose dei grandi, come quando uccidevano il pollo e con le interiora inventavo il mio negozio di macelleria. Ho sempre cercato la felicità nelle piccole cose e sono proprio cresciuta felice e fortunata a piedi nudi nella terra”.

“Porto lo stesso nome di mio padre, continua Mezzacqui, piccolo artigiano che di mestiere faceva lo stabidlor, e fra i primi ricordi ho noi due su un camion in un parcheggio all'inizio del centro storico di Castelvetro. Era il primo maggio ed era la festa dei lavoratori. C'era la messa e lavorare era un vero diritto. Capii all'improvviso cosa significava un paese arrabbiato - un paese che vedeva minacciato il proprio territorio e che da quella stessa minaccia seppe unirsi e diventare gruppo”.



“Accadde che un giorno ci fu la proposta di realizzare una discarica nella zona di Levizzano e all'improvviso ci si sentì veramente parte - e difensori - della bellezza e del bene comune. Ho ricordi ormai svaniti di quella sera però riesco ancora a vedere le luci dei trattori degli agricoltori entrare nel piccolo borgo e allinearsi sotto il municipio dove era in corso probabilmente un consiglio comunale. E noi piccoli bambini allineati sulle scalette , forse ancora piccoli per comprendere appieno ciò che stava succedendo ma abbastanza grandi per capire che gli adulti si erano arrabbiati. Che volevano difendere un territorio. E lì per me è stato chiaro che se da grande avessi voluto lottare per un diritto avrei potuto farlo solo unendo persone, obiettivi, forze e pensieri”.


“Quel piccolo luogo dove ricoverare rifiuti non venne poi realizzato - e non so esattamente quali furono le ragioni. Mi piace pensare però che sia stato grazie soltanto a degli abitanti che decisero di difendere e tutelare ciò che amavano”.

Monica Tappa