Nuovo dossier sulle mafie tre anni dopo Aemilia

Castelfranco. L’associazione “La Banda” presenta la mappatura delle infiltrazioni La ’ndrangheta emiliana si abbina all’allarme su gioco d’azzardo e beni criminali

CASTELFRANCO. Sono passati tre anni esatti dal giorno in cui l’Emilia Romagna si è svegliata scoprendosi terra di mafia: era infatti il 28 gennaio del 2015 quando scoppiò l’operazione Aemilia, il più grande blitz mai condotto in regione e che ha visto in una sola notte l’arresto di 117 persone, di cui 54 accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso. “Si tratta di una mafia che ha puntato alla mente degli emiliani” disse il sostituto procuratore Roberto Pennisi.

Tante le operazioni, le udienze, le inchieste che da quel momento si sono susseguite e che stanno facendo emergere un quadro preoccupante a tal punto da non poter parlare più di semplice infiltrazione mafiosa in Emilia Romagna, ma di vero radicamento sociale ed economico.


A tracciare il quadro di questi ultimi tre anni è stata l’associazione “La Banda” che ha presentato sabato sera nella sala della biblioteca comunale di Castelfranco il suo ultimo dossier sulle attività della criminalità organizzata in Emilia Romagna dal titolo “Il cane non ha abbaiato”. Processi, arresti eccellenti, sentenze, ma anche le attività della mafia emiliana relativa al gioco d’azzardo e una riflessione sulla gestione dei beni confiscati in regione: sono questi i temi trattati all’interno del dossier e che sono inseriti in una pubblicazione di 160 pagine gratuito.

Uno sguardo alle nuove frontiere della criminalità organizzata, una riflessione su come la mafia si sia infiltrata e radicata sul territorio emiliano anche grazie al supporto di personaggi esterni. Professionisti, amministratori, politici, giornalisti, imprenditori, esponenti delle forze dell’ordine sono solo alcune delle figure che sono finite sul banco degli imputati del processo Aemilia che si sta svolgendo all’interno del Tribunale di Reggio e che sta arrivando ormai alla sua fase finale. Sono tanti, tuttavia, gli elementi che soprattutto nelle ultime settimane hanno riportato l’Emilia Romagna al centro di inchieste ed arresti per mafia. L’ultima in ordine di tempo è l’operazione Stige che, condotta dalla Procura di Catanzaro, ha portato all’arresto di 169 persone e ha messo in luce un giro di affari che partendo dalla Calabria passava proprio dall’Emilia Romagna per arrivare in Germania. E tanti sono anche i nomi emiliani contenuti all’interno dell’inchiesta come ad esempio l’imprenditore modenese Roberto Botti, accusato di aver partecipato con società cartiere ad un meccanismo di false fatturazioni; il calabrese, ma da anni residente a Parma, Franco Gigliotti accusato di aver messo a disposizione della cosca Farao-Marincola le proprie aziende ed infine il bolognese Andrea Grillini ritenuto “imprenditore compiacente e importante punto di riferimento del sodalizio”.

Collegare nomi, circostanze e reati contestati: è questo l’obiettivo principale del dossier “Il cane non ha abbaiato” che si pone al contempo il compito di far luce sulle responsabilità di tutti coloro che in questi anni avrebbero dovuto segnalare il pericolo dell’infiltrazione mafiosa in regione.

L’associazione “La Banda”, inoltre, gestisce da più di un anno il sito www.mafiesottocasa.com - il dossier è pubblicato anche on line - anche questo uno strumento per analizzare il territorio emiliano, osservandone al suo interno i cambiamenti, gli spostamenti e le azioni delle numerose cosche presenti in regione.