Modena. Delocalizzazione Fonderie Si va verso l’area Navicello

Accordo per trasferire gli stabilimenti di via Zarlati che generano cattivi odori I soci dipendenti vogliono restare a Modena e accettano la proposta del Comune

MODENA. La certezza arriverà solo quando ci saranno i soldi, anche perché per dare concretezza al progetto serviranno alcuni milioni di euro. La volontà, però, è molto chiara: i soci-dipendenti della Fonderie cooperative riunite di via Zarlati non vogliono lasciare Modena, e per questo hanno deciso di portare avanti il percorso avviato insieme all’amministrazione comunale per la delocalizzazione del sito produttivo della Madonnina. Potrebbe essere il felice epilogo - sempre premettendo che prima bisogna trovare i fondi - di una delle questioni più dibattute in città negli ultimi mesi, dal momento che attorno alle Fonderie è nato un comitato di cittadini che sta portando avanti una battaglia contro le emissioni dell’impianto, mentre anche il Pd si è attivato alla Madonnina e in Consiglio per cercare una soluzione che potesse andare incontro alle richieste dei residenti garantendo la continuità dell’attività. Emissioni che, secondo le rilevazioni dell’Arpae Modena, non sono particolarmente preoccupanti per la salute, ma che in alcuni giorni si sentono chiaramente in tutto il quartiere. Così, oltre a prescrivere l’installazione di un nuovo sistema di mitigazione degli odori entrato in funzione da qualche giorno, il Comune ha proposto ai circa 70 soci della cooperativa un progetto che da gennaio 2022, quando scadrà l’attuale autorizzazione, porterà al trasferimento delle Fonderie sull’asse della Nonantolana, al Navicello. Un progetto partito a dicembre scorso, ma “minacciato” da un’intervista in cui l’amministratore delegato della Vdp di Padova, socia delle Fonderie cooperative di Modena, annunciava la chiusura del sito modenese e il trasferimento nella città veneta. Ma la volontà dei soci modenesi è un’altra, come dimostra la firma del protocollo (approvato il 21 dicembre dal Consiglio comunale), arrivata nei giorni scorsi: in sostanza, i soci delle Fonderie hanno scelto la strada proposta dal Comune, quella del trasferimento al Navicello, e si impegnano a portare avanti il percorso. La strada del trasferimento fuori Modena, insomma, per ora è accantonata, anche se bisognerà vedere se il progetto è concretamente realizzabile, soprattutto dal punto di vista economico. Nel frattempo, Arpae Modena ha pubblicato i risultati dei rilevamenti effettuati tra luglio e agosto 2017 dall’unità mobile collocata in via don Saltini, a pochi metri dalle Fonderie. Rilevazioni che, paragonate a quelle di via Giardini e del parco Ferrari, hanno portato l’agenzia a concludere che «non si segnalano criticità per le polveri Pm10, che si attestano su livelli simili in tutti i siti esaminati. Le concentrazioni medie di piombo, cadmio e nichel sono risultate lievemente superiori in via Saltini rispetto alla centralina di parco Ferrari, mentre per quanto riguarda l’arsenico i valori sono simili a quanto rilevato nella stazione fissa presa a riferimento. Complessivamente - continua Arpae Modena - le concentrazioni di questi elementi risultano comunque estremamente contenute. Anche i livelli di benzene sono molto bassi e inferiori a quelli misurati nella stazione di traffico di Modena. Per quanto riguarda toluene, etil benzene e xileni, le concentrazioni misurate in via Saltini sono risultate superiori rispetto alla stazione di Giardini». Come rilevato già in passato per la formaldeide, l’agenzia fa inoltre notare che nell’area del sito produttivo «non si rilevano criticità a carico delle aldeidi che, in tutti i campioni, si attestano su livelli inferiori al limite di rilevabilità analitico».