Chef Antonia Klugmann: «Cari modenesi, in cucina vi invidio aceto balsamico e parmigiano»

Chef Klugmann da Masterchef a Modena per il suo libro «Il segreto dei miei piatti è il rapporto con gli ingredienti» E quelli modenesi, confessa, le piacciono molto.

Da Masterchef a Modena, chef Klugmann si racconta

MODENA. "Di cuore e di coraggio. La mia storia. La mia cucina" è il libro che Antonia Klugmann, chef stellato de "L'Argine a Vencò" e temutissimo nuovo giudice di Masterchef, ha scritto e pubblicato con Giunti. Non il "solito" libro di ricette, sebbene in più di 200 pagine ce ne siano 60, ma un quasi romanzo di formazione dove la "Klughi" racconta la propria vita, degna sì della trama di un libro.



Antonia era presente ieri allo "Spazio Eventi" del Grandemilia facendo registrare il tutto esaurito per la presentazione e il "firma-copie", apparendo molto più simpatica di quanto fatto vedere nel popolare cooking show di Sky Uno. Stimatissima dai suoi colleghi, oltre che dai suoi clienti, Antonia è triestina di nascita ma friulana di fatto, molto legata al suo territorio, ma anche molto curiosa e aperta alle novità, cosa che le ha permesso di intraprendere il ruolo di sostituta di Cracco senza alcun timore. «Me ne sono accorta dopo di cosa abbia voluto dire ...» - ha scherzato la chef, lasciando intuire che l'impatto con la celebrità televisiva non è stato così indolore. E di impatti significativi Antonia ne ha vissuti altri, meno metaforici, come l'incidente che l'ha costretta a casa per più di un anno, tempo speso nella cura di un orto che l'ha avvicinata ancora di più alla natura del suo territorio e all'unicità dei prodotti della terra.

«Ho sviluppato un rapporto nuovo con gli ingredienti - racconta - sono diventata più sensibile. Non potendolo fare materialmente, cucinavo con la testa e, alla fine di quell’anno, mi sono sentita pronta ad aprire il mio primo ristorante. Avevo ventisei anni».

Il suo ristorante si trova ai margini di un bosco, nel territorio dolce ed aspro del Collio, terra transfrontaliera che non termina con il confine di stato, ma continua nella parte slovena, con il nome di Brda e questa contaminazione la si ritrova nei suoi piatti, con i sapori, i colori e i profumi che le hanno permesso di ricevere la prima stella Michelin a pochi mesi dall'apertura, lei, donna chef, in un mondo in cui c'è ancora la tendenza a relegare le donne alla cucina di casa e non a quella prestigiosa dei ristoranti di culto. Della notevole varietà di prodotti emiliani, fa largo uso di aceto balsamico, che trova unico, e di parmigiano reggiano, elementi davvero insostituibili, ma che non sono riusciti però a togliere il primato di preferiti all'aceto di Sirk (dal nome del produttore che usa solo aceto di vino da uva intera) o alla brovada. I suoi genitori, entrambi medici, la volevano avvocato, ma lei, dopo il liceo classico, ha preferito lasciare la toga per indossare il grembiule e tra le tante scelte che la vita le ha messo davanti, questa è stata sicuramente la più coraggiosa, ma anche quella fatta con il cuore che la porta ad affermare: «Sono me stessa soltanto di cucina, per questo venitemi a trovare lì».