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Praticate gentilezza a caso Qualcosa, vedrete, crescerà

Da una cartoleria a Serramazzoni fino ai viaggi di un siriano che abita in Finlandia Quanto conta un gesto amorevole, disinteressato. E in apparenza privo di senso

SERRAMAZZONI. “C'è un bimbo che, ogni volta che entra in negozio, prende la gatta di pelouche dalla vetrina (che è grande quanto lui) se la coccola quei cinque minuti utili a fare la spesa, poi delicatamente la ripone tra gli altri pelouche, le fa una carezza sulla testa, la saluta e se ne va mano nella mano con la mamma. Questo va avanti da un mese” scrive Giorgia, titolare di una cartoleria a Serramazzoni, nel suo profilo su Facebook dove racconta, con arguzia e umorismo, le vicende di Ast ...

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SERRAMAZZONI. “C'è un bimbo che, ogni volta che entra in negozio, prende la gatta di pelouche dalla vetrina (che è grande quanto lui) se la coccola quei cinque minuti utili a fare la spesa, poi delicatamente la ripone tra gli altri pelouche, le fa una carezza sulla testa, la saluta e se ne va mano nella mano con la mamma. Questo va avanti da un mese” scrive Giorgia, titolare di una cartoleria a Serramazzoni, nel suo profilo su Facebook dove racconta, con arguzia e umorismo, le vicende di Astucciolandia, ovvero le situazioni simpatiche, paradossali, curiose, che avvengono in negozio.

Qualche giorno dopo arriva un nuovo post “A volte Facebook è uno strano luogo, ricolmo di lamenti, filosofia spicciola e lezioni di vita gratuite, a volte non serve veramente a nulla, ma a volte, e solo a volte, vi succedono cose deliziose: vi ricordate il bambino e la sua adorazione per il gatto di pelouche che ho in vetrina? Oggi una cliente mi ha pagato il pelouche e ha chiesto espressamente di farlo arrivare a quel bambino”.

Chissà se questa persona sconosciuta ha mai letto la frase che, si dice, una scrittrice californiana di nome Anne Herbert scrisse per la prima volta su un tovagliolo di un ristorante nei primi anni ‘80, perché le rimbombava in testa, e che negli anni è rimbalzata ovunque, passando dai gadget al nome di associazioni e fondazioni e creando un virtuoso effetto domino che ha fatto più volte il giro del mondo di … buone azioni: “practice random kindness and senseless acts of beauty”, c'era scritto, in quel tovagliolo. Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso, è la traduzione.

Lo sguardo e il pensiero amorevole, lontano dai pregiudizi e dai luoghi comuni, è ben conosciuto e “frequentato” dai bambini: “Mamma se per venerdì prendi le frappe da portare a scuola mi raccomando guarda che siano senza strutto così possono mangiarle anche i miei amici che non mangiano maiale” dice Gabriele di dieci anni. “Chi è quello”? chiede invece Mati, quattro anni, indicando un ritratto in bianco e nero “Malcolm X, ha lottato per i diritti delle persone di colore”. Si mette a ridere. “Ma dai mamma, che ridere... quelli di colore... non esistono le persone non colorate! Dimmi la verità”.

La gentilezza genera gentilezza e abbatte le barriere, verrebbe da dire. Alcuni adulti fanno più fatica, sembrerebbe. Anche se poi emergono ed escono, dal silenzio e dai portoni chiusi, storie di gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso (ma che il senso lo hanno eccome). Per fortuna ci sono i libri, albi e romanzi, a raccontarceli, a ricordarci che è possibile.

C'è “il contrabbandiere di giocattoli”, ad esempio, l'albo scritto da Fulvia Degl'Innocenti, con illustrazioni di Roberto Lauciello e pubblicato da Valentina Edizioni, che racconta i viaggi di Rami Adham, siriano residente in Finlandia, che per anni fa lunghi viaggi dalla terra del profondo Nord alla sua terra natale, la Siria, per portare bambole e pupazzi alle piccole vittime della guerra che vivono nei campi profughi. Lui è il presidente dell’Organizzazione Umanitaria Suomi Syyria Yhteiso Ry Vive. La sua storia completa si trova con una semplice ricerca, digitando il suo nome su Google.

Oppure c'è Albert, che forse non esiste o forse sì, e fa il falegname ad Alors, il paese dove “dove il vento fa volare i pesci fuori dal mare e le case brillano come gioielli” e viene descritto nel romanzo di Matilda Woods “Il bambino e il falegname” (Rizzoli) perché incontra un bimbo, Tito (e il suo inseparabile uccellino) e …

“Voglio trovare un senso a questa vita...” canta Vasco. Chissà se “praticando gentilezza a casaccio” come quella signora che ha letto un post su Facebook e ha pagato un pelouche per un bimbo sconosciuto, il senso si trova.