Novi, spunta il tesoro dimenticato di Vicolongo

L’antico nobile villaggio, crocevia di traffici internazionali, scoperto grazie al “pericolo” che fosse tombato dalla Cispadana

NOVI. C’è un tesoro di storia e di cultura millenaria nascosto sotto i terreni di Santo Stefano, nelle campagne tra Novi e Concordia. Sopra l’Homo sapiens sapiens ci voleva costruire l’autostrada Cispadana, tombando per sempre quel tesoro e la magia ancora attuale ed evocativa di queste terre. Stavolta ha prevalso un po’ di buon senso. Che vuol dire la salvezza di “Vicolongo” e del suo mito. Perché, semplicemente, il progetto dell’autostrada l’hanno spostato un po’ più in là.

Vicolongo (Vicus Longus) è il nome che compare per la prima volta in un documento dell’841. Un villaggio medievale fortificato il cui nome si sovrappone a Santo Stefano e che nel 911 viene di nuovo citato da antiche fonti, quando su autorizzazione di Re Berengario I l’allora vescovo di Reggio Emilia consentiva la nascita di un “castrum”. In sostanza il villaggio rurale veniva fortificato, difeso dai fossati contro bande ed invasori, sempre con la sua torre interna e la pieve “protettiva” nei paraggi, intitolata al Santo. Le ricerche raccontano che Alberto Della Scala distrusse il villaggio fortificato nel 1288. Venne presto ricostruito, ma nel Trecento arrivò l’inesorabile declino. E di Vicolongo si è persa la memoria.


Memoria che si è invece tramandata nei secoli all’insegna di Santo Stefano, tanto che oggi la strada sterrata e splendidamente alberata (grazie alle cure Circolo Naturalistico Novese) che attraversa quegli antichi terreni si chiama ancora Via Santo Stefano. E Santo Stefano è il nome delle aziende agricole che circondano la zona.

Così, quasi per caso, quando agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso gli aratri avevano le lame più profonde, sono tornate in superficie le tracce dell’antico castrum. Manufatti in metallo, monete, ceramiche... Gruppi di archeologi venuti dai dintorni, da Carpi e dalla Bassa, documentarono via via i reperti che, come in un film, ricostruivano la trama di un mondo antico e un po’ misterioso.

La svolta però è arrivata con l’annunciata cementificazione della Cispadana. Perché, grazie ad una segnalazione sul potenziale valore storico certificato da quelle sporadiche ricerche, si è resa necessaria una verifica preliminare dell’interesse archeologico dell’area.

«Le verifiche - scrive il sito Archeologia Medievale - confermarono subito la presenza dell’insediamento medievale fortificato di Vicolongo, proprio nell’area dove le foto aeree evidenziavano un’anomalia di forma quadrangolare».

I saggi sui terreni hanno fatto il resto certificando l’esistenza nascosta di un sistema difensivo composto da un terrapieno largo trenta metri, delimitato da due fossati, di dieci e di sei metri. E forse di fossati ce n’era un terzo, come lasciano intendere sempre quelle foto, a significare l’importanza strategica del luogo. Così il 18 gennaio 2016, due anni fa, l’area è stata vincolata dalla Soprintendenza, che ha chiesto e ottenuto di spostare il tracciato della discussa autostrada. E ora, mettendo insieme quei reperti, ci si è resi conto di quanto valesse Vicolongo.

Un crocevia, una tappa intermedia del traffico internazionale che transitava lungo il Po. Molto prima della Cispadana.