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Modena nel Rinascimento Come sono cambiati il centro e piazza Grande

Davanti al Duomo un’esposizione di sarcofagi delle più note famiglie romane Botteghe in legno sotto la Ghirlandina, in piazza Grande un pavimento diverso

Modena: piazza Grande e Sala del Fuoco ai tempi del Rinascimento

Nei secoli passati, almeno fino al Settecento, il cuore di Modena tra corso Duomo e piazza Grande era molto diverso da come lo vediamo oggi.

Davanti alla facciata della cattedrale di San Geminiano, ad esempio, c’era un’area recintata dove varie famiglie potenti della città avevano posizionato dei grossi sarcofagi antichi per ricordare al pop ...

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Modena: piazza Grande e Sala del Fuoco ai tempi del Rinascimento

Nei secoli passati, almeno fino al Settecento, il cuore di Modena tra corso Duomo e piazza Grande era molto diverso da come lo vediamo oggi.

Davanti alla facciata della cattedrale di San Geminiano, ad esempio, c’era un’area recintata dove varie famiglie potenti della città avevano posizionato dei grossi sarcofagi antichi per ricordare al popolo che entrava in chiesa qual era il loro potere economico e sociale. Le stesse grosse “tombe” erano posizionate al fianco delle absidi sul retro della cattedrale, mentre numerosi piccoli edifici soprattutto in legno erano letteralmente addossati ai piedi della Ghirlandina. Anche la facciata di palazzo comunale era differente da come la vediamo oggi mentre la facciata sud su piazza Grande del Duomo - senza le porte attuali - era piena di targhe antiche. Tutto questo - le lastre antiche, i sarcofagi, numerosi reperti compresi i due leoni davanti al portale della cattedrale - provenivano dalla antica Modena romana.



Questa storia, legata alla mostra “Mutina Splendidissima” in corso al Foro Boario, viene raccontata nel video “La città romana e la sua eredità” oggi a disposizione dei lettori sul sito www.gazzettadimodena.it. Al filmato, curato da Elena Grazia Fè e Claudio Franzoni, è legata la conferenza “Uso, ammirazione, ripresa: il Medioevo davanti all’antico” che si terrà il 29 marzo presso la Fondazione Marco Biagi: con Franzoni, docente all’Università di Bergamo, si confronterà l’archeologo Salvatore Settis, ex direttore della Scuola Normale di Pisa.

Professor Franzoni partiamo da com’erano nel nei secoli XVI-XVIII piazza Grande e piazzetta Duomo.

«Molto diverse da oggi, basti pensare agli edifici che erano addossati alla facciata dal Duomo su entrambi i lati. Sia nell’attuale via Lanfranco che sull’altro passaggio che immette in piazza Grande le murature erano continue come illustriamo nel video. Anche alla Ghirlandina, anche se può essere difficile immaginarlo, c’erano addossate case o più propriamente botteghe. In particolare queste ultime dovevano essere molte ed, essendo in legno, sono andate perdute. Anche il pavimento di piazza Grande era diverso da oggi».



C’era una zona recintata davanti al Duomo.

«A Modena e in altre città nel Medioevo gli esponenti della classe agiata erano soliti procurarsi sarcofagi classici romani da utilizzare come sepoltura dei propri cari. Le famiglie più in vista mettevano queste arche in pietra, come abbiamo documentato, davanti alla chiesa. Così la famiglia esibiva il proprio potere».

Dove adesso sono i leoni.

«Esatto, anche quelli provengono da sconosciuti monumenti della Mutina di epoca romana che raccontiamo al Foro Boario. Ora sono una delle poche presenze ancora in loco, ma va ricordato che i sarcofagi intorno alle absidi sono rimaste fino a fine ‘700. E tra ‘400 e ‘800 molti dei visitatori stranieri erano colpiti da tutto ciò. Qualcuno, come Michele Fabrizio Ferrarini, trasse disegni esposti a Mutina Splendidissima a riprova che il riuso dei materiali romani era davvero diffuso qui. Ma c’è dell’altro».



Dica.

«Si pensi alla facciata sud del Duomo su piazza Grande: da numerosi sito romani di Modena per secoli sono state tratte targhe, steli e iscrizioni che venivano addossate alle pareti bianche. Il Duomo, dunque, era percepito come un vero e proprio archivio dai cittadini modenesi. Un luogo dove perpetrare la propria memoria».

Perché tutto ciò secondo lei?

«Mutina è stata una città un po’ particolare nei secoli passati, essendo stata coperta da forti inondazioni che a più riprese hanno seppellito sotto metri di argilla le costruzioni. I cittadini ovviamente hanno sempre saputo dov’erano i monumenti antichi e così li hanno sempre reimpiegati. Già appunto alla fondazione del Duomo, nel 1099, Lanfranco e Wiligelmo ebbero la straordinaria idea di utilizzare i leoni romani provenienti senz’altro da una necropoli di Mutina. Fu una idea innovativa, seguita poi per secoli».