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Elezioni 2018/ I dolori della giovane Pini che lascia la segreteria Pd

Il messaggio alla dirigenza regionale: «Chi ha un ruolo non può fare finta di nulla» Poi l’attacco diretto a Bonaccini: «Un partito meno social? Appello tardivo»

Parla di scelta personale e non invita apertamente il resto della segreteria a seguirla. Ma dice anche un «non possiamo fare finta di nulla» che suona piuttosto chiaro anche per il segretario Calvano. E poi, se servisse altro, ce n’è anche per il governatore Bonaccini.

All’indomani della disfatta elettorale che per la prima volta nella storia ci ha restituito un’Emilia Romagna che non è più a maggioranza “rossa”, la parlamentare modenese Giuditta Pini - rieletta nel collegio della Romagna e u ...

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Parla di scelta personale e non invita apertamente il resto della segreteria a seguirla. Ma dice anche un «non possiamo fare finta di nulla» che suona piuttosto chiaro anche per il segretario Calvano. E poi, se servisse altro, ce n’è anche per il governatore Bonaccini.

All’indomani della disfatta elettorale che per la prima volta nella storia ci ha restituito un’Emilia Romagna che non è più a maggioranza “rossa”, la parlamentare modenese Giuditta Pini - rieletta nel collegio della Romagna e unica rappresentante del partito cittadino alla Camera - ha rassegnato le dimissioni da vicesegretario regionale, ruolo che occupava da due anni.

Onorevole Pini, perché ha deciso di lasciare la segreteria?

«Credo che davanti a un risultato del genere ognuno si debba prendere le proprie responsabilità. Di conseguenza, essendo parte della dirigenza regionale in carica al momento delle elezioni, ne prendo atto e lascio: non possiamo far finta di nulla dopo aver perso la maggioranza anche nella nostra regione».



Quindi auspica che anche il segretario Calvano lasci?

«No: io ho pensato al mio ruolo, ho riflettuto nei due giorni passati dopo il voto, mi sono confrontata con diverse persone, tra cui Calvano, e per coerenza politica ho preso questa decisione. Ognuno fa le sue valutazioni, ma credo che non sia proprio possibile fare finta di nulla. Il che non significa affatto che il mio impegno per il partito diminuirà: anzi, queste dimissioni sono un segnale per iniziare una discussione».

Del resto, gli elettori hanno parlato piuttosto chiaramente il 4 marzo.

«Gli elettori sono stati chiarissimi: evidentemente non siamo riusciti a dare una prospettiva, una visione convincente del Paese, e nonostante le cose buone che abbiamo fatto al governo non siamo riusciti a rimediare agli errori».



Tornando al locale, oggi Regione e Comuni modenesi sono contendibili.

«In realtà lo erano già almeno dal 2014, quando alle regionali ha votato il 37% degli elettori. Ma anche in occasione delle ultime amministrative accorpate alle europee c’è stata una certa differenza tra il voto per Bruxelles e quello locale, mentre negli anni seguenti il trend non è migliorato, come abbiamo visto anche in diversi Comuni modenesi. Per questo, in vista delle amministrative, serve una riflessione molto più seria all’interno del Pd in Emilia Romagna».

Cosa pensa delle dimissioni annunciate da Renzi?

«Renzi si è assunto giustamente le proprie responsabilità, anche se non ho visto la stessa fermezza nelle reazioni in questa regione. E’ vero che sui risultati in Emilia Romagna e a Modena hanno pesato sicuramente dinamiche nazionali e internazionali, ma come dirigenti dobbiamo ammettere che questa sconfitta dipende anche dalle scelte locali: la regione sta subendo da anni un’emorragia di voti e di consensi, di militanti e di dirigenti».

Per il governatore Bonaccini serve un Pd «più tra la gente e meno social».

«Fare appelli ora sullo stare meno sui social e più in giro mi sembra un tantino tardivo. Siamo stati bravissimi a chiedere unità, meno bravi a porci delle domande su noi stessi. Una parte di noi ha cercato di fermare questa emorragia denunciandola, mentre i nostri elettori non guardavano più a noi come un pezzo della soluzione, ma come un pezzo del problema. Un’altra parte ha per anni continuato a dire che andava tutto bene, vendendo a Roma una Emilia Romagna che non era più nelle cose e indicando sempre il problema altrove. Mi riferisco anche a chi ha lasciato il nostro partito senza assumersi minimamente una parte di responsabilità dopo averlo guidato per anni e anni».