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Alle Rodari di Modena: gli armadi parlanti che raccontano storie e nascondono bambini

Quando è stata l’ultima volta che avete sentito parlare un armadio? Forse guardando “La Bella e la Bestia”, quando gli oggetti del castello svelano la loro anima. Quando è stata l’ultima volta che vi...

MODENA. Quando è stata l’ultima volta che avete sentito parlare un armadio? Forse guardando “La Bella e la Bestia”, quando gli oggetti del castello svelano la loro anima.

Quando è stata l’ultima volta che vi siete buttati dentro ad un armadio per vedere cosa ci fosse al suo interno? Forse tutti i giorni, cercando di tenerlo in ordine.

Ma mai avete visto un armadio raccontare storie. Un armadio che, tra l’altro, di storie ne ha invece ascoltate parecchie. Un armadio dei più classici che riempio ...

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MODENA. Quando è stata l’ultima volta che avete sentito parlare un armadio? Forse guardando “La Bella e la Bestia”, quando gli oggetti del castello svelano la loro anima.

Quando è stata l’ultima volta che vi siete buttati dentro ad un armadio per vedere cosa ci fosse al suo interno? Forse tutti i giorni, cercando di tenerlo in ordine.

Ma mai avete visto un armadio raccontare storie. Un armadio che, tra l’altro, di storie ne ha invece ascoltate parecchie. Un armadio dei più classici che riempiono le nostre scuole, metallo che quando va bene nasconde la ruggine, quando va molto bene è anche colorato e non tristemente accantonato in fondo a destra in ogni classe con le porte ormai sbilenche e i cardini ormai frustrati dal continuo “apri e chiudi” che dura da decenni.



Proprio quegli armadi che anche voi avete visto mille volte, sui quali avete poggiato libri e vocabolari da qualche giorno mostrano la loro anima. Basta camminare per i corridoi delle scuole elementari Rodari di Modena e vi accorgerete che proprio da quegli armadi escono parole stupende. Per ora raccontano la storia di Pinocchio. Merito di Daniele Barca, dirigente dell’Istituto Comprensivo 3, che in quanto a idee nella scuola sembra non essere secondo a nessuno: «Li vedevo lì tristi e quasi abbandonati, non sono proprio l’oggetto ideale per la scuola che ho in mente - spiega Barca - così ho pensato a come renderli utili ancora oggi e serviva dare loro un nuovo significato. C’è stato anche un bel processo di condivisione da parte di tutta la scuola, che doveva essere partecipe di una scelta così importante e carica di significato. Così abbiamo lanciato un sondaggio tra tutti gli alunni per decidere quale storia avrebbero dovuto raccontare e contemporaneamente la maestra del progetto d’arte ha dedicato a tutto questo un laboratorio di pittura con i bambini».



E alla fine chi ha vinto? Nella scuola moderna e tecnologica cambia il modo ma non la sostanza, affidata ancora una volta ad un “classico”: «Il più votato è stato “Pinocchio” di Collodi e quello è il soggetto dei nostri armadi parlanti».

Qui non c’è il grillo che parla, ci sono proprio gli armadi: «Oggi le ante degli armadi sono dipinte con l’aiuto di una cooperativa che segue i ragazzi di “cantiere scuola”, ma sulle ante c’è anche molto di più: un qr-code attraverso il quale ci si può collegare e verrete immersi nella storia di Collodi attraverso dei video dove i protagonisti sono i nostri bambini che leggono la storia, passo dopo passo».



E questo è solo l’inizio degli armadi parlanti, che in futuro potrebbero raccontare tutte le attività della scuola, dalla musica al teatro, anche in lingua inglese. Un biglietto da visita un po’ ingombrante, che non si può tenere nel portafoglio, ma che disegna perfettamente l’equilibrio che la scuola di oggi dovrebbe offrire, tra passato e futuro per raccontare il presente in un modo accattivante.

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