Via libera del Comune di Modena: le Fonderie a Navicello

Scelta l’area per la delocalizzazione dopo il problema degli odori alla Madonnina Nella zona abiteranno 220 persone contro le 12mila attuali. Il trasloco nel 2022

MODENA. In base alla valutazione ambientale e territoriale di una decina di siti produttivi potenzialmente idonei per la delocalizzazione delle Fonderie Cooperative di Modena, la Giunta comunale nei giorni scorsi ha approvato lo studio che individua l’area di Navicello, in prossimità dell’attuale nucleo produttivo già attivo, come quello che presenta le migliori condizioni per l’insediamento della nuova struttura.

Coop Fonderie"Via dalla Madonnina? Ok, ma vogliamo restare a Modena"



Il provvedimento fa parte del percorso per la chiusura entro gennaio 2022 dello stabilimento industriale situato in via Zarlati 84, in zona Madonnina, ed è stato avviato in dicembre dal Consiglio comunale approvando all’unanimità il Protocollo d’intesa tra Comune e azienda che prevede, appunto, «la riqualificazione ambientale e la rigenerazione urbanistica dell'area attualmente sede degli impianti produttivi» con la chiusura «dell'attuale impianto, la bonifica e valorizzazione dell'area attualmente occupata e, preliminarmente, la realizzazione di una nuova azienda in altro sito, individuando quest'ultimo secondo valutazioni ambientali, territoriali e infrastrutturali, con particolare attenzione per la distanza dalle aree residenziali passibili di espansione più densamente urbanizzate».



Dopo l’approvazione in Consiglio comunale e la firma del Protocollo, l’azienda ha presentato alla fine di febbraio lo «Studio di fattibilità tecnico-economico di delocalizzazione dello stabilimento industriale» sulla base del quale è stato realizzato lo studio sulle valutazioni ambientali e territoriali presentato al Tavolo tecnico previsto dal Protocollo, che ora dovrà esaminare anche il progetto definitivo dell’intervento.

Tocca all’azienda ora, infatti, presentare la richiesta per l'avvio della procedura di Accordo di programma, in variante al Psc comunale, corredata del progetto definitivo, oltre che di tutti gli elaborati necessari per il rilascio del relativo titolo edilizio e delle autorizzazioni ambientali. Lo Studio dovrà quindi essere integrato, sulla base delle caratteristiche del nuovo stabilimento, rispetto alle questioni relative a infrastrutture energetiche e idriche, emissioni, traffico, addetti. Aspetti che saranno esaminati, oltre che dalla Conferenza dei servizi, anche al Tavolo tecnico, allargato per gli aspetti della mobilità ai Comuni di Bomporto, Nonantola e Bastiglia.



Il progetto che deve presentare l’azienda dovrà essere corredato anche da un dettagliato quadro economico-finanziario per fornire garanzie sulla capacità finanziaria di realizzare il nuovo stabilimento visto che la realizzazione del nuovo impianto – si precisa nella delibera – è condizione necessaria per la conferma della prosecuzione dell’iter della variante urbanistica.



Contestualmente alla definizione del progetto, è spiegato nella delibera, dovranno essere approfonditi i temi ambientali relativi all’area interessata. Dallo Studio emerge che nell’attuale collocazione la stima della popolazione residente in un raggio di mille metri è di circa 12 mila persone, mentre nell’area individuata per la delocalizzazione in un raggio di mille metri abitano 220 persone.