Relazione choc in Regione «I lupi ci sono e sono tanti»

L’assessore Caselli: «La specie è ben presente in Appennino e a ridosso delle città. Le prede selvatiche e lo scorretto smaltimento di rifiuti li avvicinano alle case»

PAVULLO La presenza del lupo è aumentata così tanto in regione che oggi può considerarsi «stabilmente occupato tutto il territorio a sud della via Emilia». Cioè dall’Appennino fino ai dintorni delle città. A dire ufficialmente ciò che tanti finora sospettavano è l’assessore regionale Simona Caselli (Agricoltura, caccia e pesca) in risposta all’interrogazione presentata a gennaio dal leghista Stefano Bargi, che aveva raccolto e rilanciato l’allarme sulle predazioni di cani sollevato dalla consigliera di Polinago Simona Magnani.

La Caselli fa un quadro significativo della situazione, dicendo anche verità “scomode”. La prima è che nessuno oggi sa quanti siano davvero i lupi, perché il monitoraggio fatto con Ispra si è interrotto «quando si è avuta conferma della completa ricolonizzazione dell’intera area appenninica».


I dati oggi «sono frammentari», però nell’ultimo decennio «è stato possibile osservare un’espansione naturale della specie verso nord su tutto il territorio regionale, con esemplari riproduttivi stabilmente presenti a ridosso di alcune delle principali città emiliane». E questo a causa di due fattori concomitanti: «L’espansione degli ungulati selvatici, in particolare cinghiale e capriolo, verso le quote meno elevate, e il concreto aumento della densità del predatore (così sottoscrive l’assessore, ndr) che spinge gli esemplari in dispersione a muoversi non solo lungo la storica direttrice appenninica est-ovest ma, verosimilmente, anche lungo l’asse sud-nord».

Quindi il passaggio “choc”: «Alcuni elementi oggettivi (rinvenimento di carcasse, predazioni su domestici e selvatici, eventi di riproduzione, avvistamenti, monitoraggio telemetrico di esemplari in dispersione) portano a considerare come stabilmente occupato tutto il territorio regionale a sud della via Emilia» nota l’assessore, sottolineando l'espansione «a quote via via minori con significative ripercussioni sulle attività antropiche destinate a produrre conflitti».

Il primo è l’attacco ai cani: «Fino a quando il lupo si mantiene a densità molto basse - spiega la Caselli - i rapporti con il cane sono caratterizzati quasi esclusivamente dal fenomeno dell’ibridazione. Purtroppo in aree ad alta densità della sottospecie lupus si assiste all’incremento di un comportamento diametralmente opposto, rappresentato dalla predazione nei confronti degli esemplari domestici». In questo però ha colpe anche l’uomo: «Dati preliminari, ottenuti grazie all’applicazione di collari Gps-Gsm ad alcuni esemplari, confermano che il lupo è indotto, anche a causa di errati comportamenti umani quali smaltimenti non conformi di carcasse di animali e di altri residui zootecnici come le placente, a cercare cibo in prossimità di zone abitate, sviluppando comportamenti in grado di aumentare, in modo particolarmente significativo, le interazioni con i cani domestici».

«L’incidenza del problema è quindi destinata ad aumentare» conclude amara la Caselli, specificando però che la Regione sta studiando contromisure da condividere con il ministero dell’Ambiente «per ristabilire e rinsaldare il necessario confine tra la specie lupo e l’uomo».